Roma città olimpica? Sì ma solo per necessità

Il dibattito politico sulle elezioni romane di questi giorni sembra avere dimenticato la grande scommessa che il Governo e le istituzioni sportive hanno messo in campo in questi mesi per la Capitale: candidarla come città ospitante per le Olimpiadi 2024. Una promessa di Renzi prima ancora che un progetto, che ha raccolto i delusi dal ritiro di Monti per il 2020 e coloro che scommettono in un rilancio di Roma. Molto deciso per il NO fu Il Governo Monti nel febbraio 2012 che, ritenendo inadeguato presentare una proposta per l’Olimpiade 2020 (poi assegnata a Tokyo), considerando la città priva delle strutture necessarie e a fronte di un investimento economico troppo grave e con un bilancio di spesa che troppo spesso sfora, come dimostrato in altre edizioni.

Per Roma 2024 il PD e i suoi candidati alle primarie Morassut e Giachetti sembrano avere dato per certa l’adesione al progetto. Io ho già detto in tutti i modi che ritengo le Olimpiadi una straordinaria opportunità che ovviamente va gestita bene” ha dichiarato il vice-Presidente della Camera, sottintendendo che il rischio corruzione è sempre in agguato e respingendo le dichiarazioni di Fassina sulla necessità di un referendum in consultivo tra i cittadini romani. Sulla stessa linea lo sfidante alle primarie Morassut: Nonostante i problemi Roma è una grande capitale internazionale, molte delle strutture, degli impianti previsti sono esistenti, in parte finanziate, ci sono localizzazioni compatibili con quanto deciso dal Consiglio comunale, le condizioni per l’organizzazione di un intervento importante per la città ci sono tutte. Può sbagliare solo la politica, solo la politica può fare danni e non deve farli. Deve gestire questo evento, se ci sarà, con una programmazione accorta, con trasparenza, con una utilità delle pe coinvolgimento dei cittadini che sia costante“.

Ben più confusa la linea del Centrodestra che vede in Bertolaso apparentemente l’unico candidato in campo: Le Olimpiadi sono un’opportunità straordinaria. Ma oggi dobbiamo prima risolvere i problemi delle buche nelle strade, della microcriminalità, dei trasporti pubblici che non funzionano, dell’immondizia che devasta tutta la città, dei topi, delle periferie abbandonate. Una volta che questi problemi sono stati risolti, ovvero abbiamo capito come verranno risolti, allora possiamo pensare alle Olimpiadi” ha dichiarato l’ex-capo dell’ex-capo della Protezione Civile. Una candidatura che tra l’altro lascia molti dubbi sulla sua reale capacità (e onestà) nella gestione di grandi eventi. Il neo-candidato al Campidoglio del Movimento 5 Virginia Raggi si è espressa riguardo l’ipotesi di referendum tra i cittadini in vista di Roma 2024, il che lascia trasparire una certa riluttanza, così come Stefano Fassina e Riccardo Magi, anche loro tra i sostenitori del referendum.

Quello che è sicuro, al di là di quale sarà il risultato con la decisione definitiva da parte del Comitato Olimpico Internazionale l’11 settembre 2017 a Lima, questa è l’ultima occasione per Roma di porsi al livello delle altre importanti capitali europee. Viste le prospettive di una città sempre più degradata, non ce ne saranno altre per molti anni. Torino e Milano, rispettivamente con le Olimpiadi invernali del 2006 e l’Expo 2015, hanno migliorato le loro condizioni di vivibilità e si sono aperte a cultura e mercato internazionali. Roma appare invece ancora come una città arretrata che necessità di una visione migliore di quella proposta finora.

Non sono però pochi i dubbi che lascia un’operazione di questo tipo su una Roma così carente. I punti principali di sviluppo saranno il Villaggio olimpico a Tor Vergata, un bacino acquatico fra la Fiera di Roma e la Magliana, un’Arena velodromo a Tor Vergata, lo Stadio olimpico per l’atletica e le cerimonie di apertura e chiusura, il Foro Italico (nuoto, pallanuoto e tuffi), i Fori Imperiali (tiro con l’arco), il Circo Massimo (beach volley), l’Arco di Costantino (arrivo della maratona), Villa Ada (mountain bike), Piazza di Siena (equitazione), Tor di quinto (tiro a segno e tiro a volo), sarà ristrutturato lo stadio Flaminio, terminate le Vele di Calatrava, e non verrà dimenticato il Colosseo. Gli investimenti che una grande manifestazione come l’Olimpiade portano in una città sono prima di tutto culturali e poi strutturali, e per chi vive la Capitale ben sa che Roma ha una grande necessità di una rivoluzione su entrambi gli aspetti. Malagò e Montezemolo alla conferenza stampa ufficiale di presentazione della candidatura di Roma come città ospitante alle Olimpiadi del 2024 hanno parlato di una pre-esistenza di circa il 70% degli impianti sportivi necessari alle competizioni, non hanno specificato però quali saranno i costi di ristrutturazione (si pensi alle condizioni pietose dello Stadio Olimpico) né si è parlato dei lavori ai trasporti urbani, considerando che il nodo centrale sarà il quartiere di Tor Vergata, oggi non raggiunto dalla metropolitana, scarsamente servito dalle linee bus e raggiungibile da strade cittadine disconnesse e maltrattate dai romani stessi, prima ancora che dalle amministrazioni comunali e municipali. Per non parlare della Città dello Sport e della Vela di Calatrava, un progetto avviato nel 2005 per i Mondiali di nuoto del 2009 e mai portati a compimento, con una previsione di spesa per l’ultimazione della struttura non definita.

Insomma una situazione ben più complessa delle ottimistiche previsioni del Comitato Roma 2024. Il decentramento da Roma di alcune manifestazioni (le gare di vela a Cagliari e il torneo di calcio che si svolgerà tra Udine e Bari, per esempio) sembra essere uno dei sistemi per sopperire a queste carenze, ma anche questo dovrà essere accompagnato da una rete di trasporti efficiente che copra l’intero territorio italiano. Si aggiunga la volontà di fare delle Olimpiadi “low cost stanziando un budget intorno ai 5,3 miliardi. Una cifra praticamente stracciata rispetto a quanto speso in passato dagli altri. In primo piano di progettazione del 2011 infatti si stimavano 13 miliardi di costi totali che includevano: 3 miliardi per il sostegno al turismo e 4,4 miliardi per trasporti, mobilità e progetti urbani.

Una domanda a questo punto sorge spontanea, lette le voci di spesa in uscita: chi pagherebbe per queste infrastrutture? Il Comune di Roma? Lo stesso Comune che secondo Silvia Scozzese, commissario del governo per il piano di rientro buco creato prima del 2008, continua ad avere un debito di 13,6 miliardi di euro nonostante la tassazione locale sia arrivata al massimo storico (addizionale IRPEF allo 0,9%, giusto per fare un esempio). No, certamente no, altrimenti i cittadini oltre al danno rischierebbero pure la beffa di dover pagare loro le spese delle Olimpiadi. E di doverlo fare per molti anni e con una tassazione insopportabile, salvo poi obbligare il Governo a intervenire con un piano di rientro che toccherebbe le tasche di tutti i contribuenti italiani.

Eppure non possiamo immaginare di dover rinunciare a una possibilità di avere una Capitale degna di questo Paese per paura. Dovremo affidarci alla precisione e la competenza del progetto, della capacità delle forze dell’ordine e della politica di sorvegliare la corruzione, dei cittadini romani di assumersi la responsabilità di crescere e (finalmente) civilizzarsi. Insomma, sperare.

 

 

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