Acqua Pubblica: Cade la prima stella

Dopo un acceso iter in commissione, e la denuncia dei comitati referendari “Acqua Pubblica” di essere un attacco alla volontà popolare espressa con i referendum del 2011, approda oggi in Aula di Montecitorio la proposta di legge, MARIANI ed altri: Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque.

La legge nata a prima firma DAGA con il titolo ”Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico, nonché delega al Governo per l’adozione di tributi destinati al suo finanziamento”, ha perso lungo la strada, oltre alla sottoscrizione della prima firmataria, tutta la parte relativa alla ripubblicizzazione del servizio idrico, accendendo così gli animi dei comitati referendari che sono arrivati a chiedere la “testa” della Ministra Madia,  anche a causa del recente “Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015”.

Dai resoconti della commissione e dai dossier della camera, si arriva a leggere la cronaca di una lotta sottile, tra Renzi e Grillo.

L’esame in commissione della proposta di legge inizia il 4 giugno 2015. Secondo i tecnici della Camera il testo presentava diverse anomalie, infatti nell’intervenire su un settore complesso quale il servizio idrico che è “vittima” di una profonda stratificazione normativa, non  sempre effettuava gli opportuni coordinamenti con l’ordinamento vigente, al quale si sovrapponeva, in alcuni casi ribadiva disposizioni già vigenti e modificava i regimi giuridici senza procedere alle necessarie correzioni e abrogazioni.

La proposta di legge, sempre secondo i resoconti interni, in alcuni casi, conferiva compiti al Governo senza circoscriverne adeguatamente la discrezionalità nella relativa esecuzione, o senza adeguatamente specificare a quali soggetti i suddetti compiti erano conferiti.

Alcune delle disposizioni contenute nel testo recavano formulazioni generiche, di non univoco significato o non direttamente applicabili.

Insomma ciò che voleva essere un manifesto politico e non tecnocratico, con l’ambizione di rappresentare la “prima stella” del Grillo pensiero, viene vivisezionato dai tecnici e ricondotto al livello terreno della macchina parlamentare. Si aprono così i “fianchi” ad una profonda attività emendativa da parte della maggioranza, che ha di fatti riscritto il testo e invertito il punto di vista da acqua bene comune a merce.

Il testo definitivo è stato poi pubblicato durante la mattinata del venerdì santo e il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto oggi alle 11. Le opposizioni gridano silenziosamente all’imboscata e denunciano in privato che si è voluto tagliare il dibattito pubblico e parlamentare.

Il colpo di coda di Renzi, era stato già anticipato dal Testo Unico Madia, ma a quanto pare Grillo e Casaleggio erano già rassegnati alla perdita della loro cara “Stella dell’Acqua”. Per ora le truppe grilline sono state chiamate in ritirata, sono adesso scomparse le loro firme dalla proposta ora marchiata Pd.

Marco Bersani, esponente del Forum Forum dei Movimenti italiani per l’acqua ha recentemente dichiarato che “Chi fa la guerra all’acqua non verrà lasciato in pace, pubblicheremo il comportamento di ciascun parlamentare. Chi dice che non vi è la privatizzazione dell’acqua o non ha letto il testo o mente sapendo di mentire”.

Sempre il Forum bolla il Testo Unico Madia come “Un manifesto liberista che prevede l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali a rete attraverso società per azioni e che ripristina l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano abrogato”.

Per Giorgio Menchini presidente COSPE “Si tratta di un vero e proprio attacco alla democrazia e ai beni comuni”.

Si stanno affilando i coltelli di una dura lotta parlamentare con occupazione di tetti e piazze o si risolverà tutto in una bolla di sapone? Lo scopriremo solo assistendo ai lavori d’Aula.

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