Risparmio: è ancora un valore?

Lo Stato tutela i nostri risparmi? A questa domanda si è cercato di dare risposta durante il convegno organizzato a Salsomaggiore Terme dall’Associazione Culturale “Contro Corrente” e “Modernizzare l’Italia”.

Dal convegno “Tutela e tassazione del risparmio“, – in cui sono intervenuti il senatore Remigio Ceroni di Forza Italia, il deputato Marco Bergonzi del Partito democratico, l’asset manager Edoardo Liuni, l’analista quantitativo Enrico Malverti e il direttore scientifico della Fondazione Einaudi Lorenzo Castellani, – è emerso tutta la complessità dell’argomento. Sono stati però evidenziati dati e aspetti interessanti.

Da sempre gli italiani sono considerati un popolo di grandi risparmiatori. Secondo i dati della Banca d’Italia, nel 2014 il risparmio delle famiglie “del Belpaese” era il più alto d’Europa e ammontava a circa 4 mila miliardi di euro, molto più degli altri Paesi europei ma, secondo le stime di Confcommercio, oggi il risparmio delle famiglie è sceso del 60 per cento: se un decennio fa su 100 euro ne risparmiavamo 23, oggi ne riusciamo a mettere da parte solo 10. Attualmente, sarebbe meglio dire che “siamo un popolo di risparmiatori aspiranti”, perché negli ultimi anni questa buona pratica è diventata più complicata e rara.

Il paradosso è che in periodo di crisi aumenta il bisogno di risparmio stesso, perché il risparmiatore sente l’ansia del futuro e si preoccupa soprattutto di quello del suo nucleo familiare e di cosa potrà avvenire, sul reddito, dopo la pensione: “cresce la quota di chi non si sente tranquillo, scende la percentuale di chi effettivamente ci riesce”. Altro fattore da attenzionare è il risparmio che non viene speso: l’Eurostat ci dice infatti che rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona siamo cresciuti di meno. Che fine fanno i soldi risparmiati? Il più delle volte restano in banca, il primo posto gradito per “investire”, si consiglia comunque di farlo con ponderazione e cautela.

Quando si parla di risparmio, la prima cosa che ci viene in mente è l’intramontabile conto corrente, ma con latassazione degli interessi attestata al 26 per cento, i rendimenti sono talmente bassi che è quasi un non profitto. Di fatto le persone posticipano gli acquisti con l’aspettativa di un futuro calo dei prezzi. La somma di queste aspettative genera una ulteriore diminuzione dei consumi, con tutto il ciclo negativo che ciò comporta.

La nostra Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Recita così il primo comma dell’art. 47 della nostra Costituzione.Il risparmio costituisce un valore costituzionale che lo Stato deve incoraggiare attivamente e tutelare contro ingiuste riduzioni di ricchezza“. E’ ancora così? Il risparmio è ancora un valore?

di Roberta Pugliese

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