Ospedale di quartiere e sanità a portata di mano; le osservazioni di Fucci (CoR)

Il tema è caldo e promette di rivoluzionare la sanità italiana. Ambulatori aperti 16 ore al giorno, 7 giorni su 7, mentre nelle ore notturne entra in campo il 118, per pagare ticket e prenotare visite non ci si dovrà più rivolgere ai Centri unici di prenotazione (Cup) ma si potrà fare tutto direttamente con il proprio medico.

“Ma bisogna impiegare medici, infermieri e dotarli di strumenti adatti al primo soccorso”

Merito dell’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generale che il Comitato di settore Governo-Regioni, ha approvato nei giorni scorsi. L’obiettivo è quello di alleggerire l’affluenza e limitare la congestione del pronto soccorso. Fruitori i cittadini, i quali potranno godere di un servizio aggiuntivo. Un presidio sempre aperto per risolvere casi non urgenti. Una continuità assistenziale che dovrà essere garantita dalle 8 a mezzanotte da medici di famiglia e guardia medica, ormai assorbiti in un ruolo unico.

Aspre le critiche giunte dal Sindacato medici italiani (Smi), perplesso per il forte rischio di perdita di posti di lavoro e per il sovraffollamento del pronto soccorso quale unico servizio attivo a cui rivolgersi dopo le ore 24: “Sarà potenziato per poter fornire un servizio aggiuntivo – dichiarano al Smi –  come quello precedentemente offerto dalla Guardia Medica, come la visita a domicilio gratuita o la prima consulenza telefonica sul da farsi? Oppure i pazienti saranno tutti trasportati al Pronto Soccorso per l’assegnazione dei codici di intervento con relativo pagamento del ticket?” In particolare, questo aspetto desta timori per quanto riguarda gli effetti che avrà in particolare nelle zone montuose, rurali o nelle piccole isole, dove la Guardia medica è invece un importante punto di riferimento.
Il sindacato maggioritario, la Fimmg, ha invece, per ora, dato il suo assenso all’Atto.

L’Onorevole Benedetto Fucci, Conservatori e Riformisti, intervistato dichiara:

rwweSono medico e ho lavorato per anni in ospedale, conosco le criticità e le difficoltà che si presentano quotidianamente al pronto soccorso.  

Il nuovo progetto sulla medicina convenzionata ridisegna l’assistenza notturna. Con quali conseguenze a Suo parere?

L’accordo riduce da 24 a 16 ore l’assistenza della medicina generale e affida al 118 la copertura notturna e nei festivi. Sono conscio che le posizioni in merito, sia tra i rappresentanti dei medici che tra quelli dei consumatori, sono assai variegate. Allo stesso tempo non posso non sottolineare come a mio parere in questo modo si prefigurino due conseguenze negative: da un lato si rischierà di impegnare il 118 in una gamma di attività assistenziali col rischio di distogliere i suoi operatori dagli interventi di emergenza; da un altro lato – e desidero sottolineare con forza questo punto di cui mi sembra si sia parlato poco – si levano possibilità di crescita professionale e lavoro ai giovani medici che nel nostro Paese hanno già un ingresso nella professione ritardato e molto dispendioso.

Il secondo tema richiamato – quello del ricambio nella professione medica – è giudicato da Lei centrale. Perché?

Quest’ultimo punto è per me molto importante perché davvero il nostro Paese, che pure ha una classe medica tra le più preparate, vede oggi un ricambio professionale molto difficile. Eppure particolarmente in una professione come quella medica il ruolo dei giovani, che portano linfa vitale e una sempre maggiore capacità di adattamento al progredire della scienza medica, è essenziale. Faccio l’esempio della ginecologia, oggetto di una mia risoluzione parlamentare nella Commissione affari sociali della Camera, approvata alcuni mesi fa con l’obiettivo appunto di favorire politiche che consentano una formazione efficace.

La sanità, come dimostrato da ultimo questo nuovo atto di indirizzo, sta affrontando un momento di forti cambiamenti. Con quali prospettive?

Sono conscio del fatto che i modelli organizzativi vadano rivisti e che la penuria di medici vada in qualche modo affrontata. Il tema è molto serio e non intendo fare demagogia. Per questo voglio evidenziare che la vera priorità è rimediare a deficit strutturali, organizzativi e tecnologici che, col passare del tempo, rendono più deficitaria – e quindi in un ultima analisi meno fruibile ai cittadini – la sanità pubblica. Le ultime due Leggi di stabilità e i provvedimenti del Governo Renzi hanno ridotto il livello di finanziamento statale per la sanità. Ci sono regioni, come sta avvenendo in queste settimane in Puglia o in Campania per esempio, dove vengono imposti piani di riordino ospedaliero che si traducono in meno posti letto e in tagli di tipo lineare alle strutture sanitarie. Sullo sfondo vi è il blocco del turn-over e il depauperamento delle risorse che sarebbero necessarie per garantire contribuzioni adeguate ai medici.

di Tiziana De Fiores

Commenta

commenta

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi