Marò, le tappe salienti del contenzioso tra Roma e New Delhi

Il caso contorto dei Marò italiani in India si trascina, ormai, da oltre quattro anni. Ripercorriamo le tappe salienti della vicenda che ha aperto un contenzioso tra Roma e New Delhi che sembra non avere fine.

Era 15 febbraio 2012 quando due pescatori indiani vennero uccisi dagli spari che li centrano a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala. Della loro morte vengono accusati Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due Marò in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie, fermati quattro giorni dopo. Ne nasce uno scontro con l’Italia sulla giurisdizione del caso.

Il 18 gennaio 2013 la Corte Suprema indiana stabilisce che il governo del Kerala non ha giurisdizione sul caso e lo affida a un tribunale speciale da costituire a New Delhi;

Il 21 marzo 2013 il governo italiano annuncia che i due Marò rientreranno in India al termine di una licenza in Italia concessa per permettergli di votare, dopo le fortissime pressioni di New Delhi seguite a un precedente annuncio che non sarebbero tornati. In cambio è stata ottenuta da New Delhi assicurazione scritta sul trattamento sulla tutela dei diritti dei due militari e sul fatto che è esclusa la pena di morte. Il dietrofront porterà alle dimissioni per protesta dell’allora ministro degli Esteri, Giulio Terzi;

Il 25 marzo 2013 a New Delhi viene costituito il tribunale “ad hoc” per giudicare i due militari. Latorre lancia un accorato appello ai politici italiani: “Unite le forze e risolvete questa tragedia“;

Il 28 marzo 2014 la Corte Suprema indiana accoglie il ricorso presentato dai due fucilieri italiano contro il coinvolgimento nel caso della Nia, la polizia antiterrorismo, dopo che è stato escluso il ricorso alla legge antipirateria. I giudici sospendono il processo a carico dei Marò presso il tribunale speciale. Nel frattempo l’Italia punta a internazionalizzare il caso e sollecita un arbitrato sulla giurisdizione, invocando anche l’immunità funzionale di cui godevano i due militari;

Il 31 agosto 2014 Massimiliano Latorre viene ricoverato in un ospedale di New Delhi a causa di una leggera ischemia cerebrale. A metà settembre, gli viene concesso un permesso di 4 mesi per curarsi in Italia. Rientro previsto il 12 gennaio;

Il 5 gennaio 2015 Latorre viene operato per problemi cardiaci. Il 14 gennaio la Corte Suprema indiana gli concede una proroga di 3 mesi di permanenza in Italia. Una seconda proroga di 3 mesi gli viene concessa il 9 aprile, estendendo così il periodo di convalescenza in patria fino al 15 luglio;

Il 15 gennaio 2015 il Parlamento europeo approva una risoluzione sul caso Marò nella quale si chiede in particolare il rimpatrio dei due fucilieri e l’auspicio che il giudizio per risolvere il contenzioso sia affidato alla giurisdizione italiana o tramite arbitrato internazionale. Il governo indiano la definisce inopportuna;

Il 26 giugno 2015 l’Italia attiva l’arbitrato internazionale di fronte all’impossibilità di arrivare a una soluzione per via negoziale diretta con l’India. Roma chiede misure che consentano la permanenza di Latorre in Italia e il rientro in patria di Girone durante l’iter della procedura arbitrale;

Il 13 luglio 2015 la Corte Suprema prolunga di sei mesi il permesso per Latorre di restare in Italia per le cure mediche. Fissata un nuova udienza il 26 agosto quando il governo di New Delhi dovrà presentare un rapporto ufficiale sul caso;

Il 24 agosto 2015 il Tribunale internazionale del Mare ordina a Italia e India di sospendere qualsiasi procedura e astenersi dall’avviarne altre, respingendo la richiesta italiana di misure temporanee. La decisione passa al Tribunale arbitrale dell’Aja a cui appartiene la sentenza nel merito;

Il 12 dicembre 2015 l’Italia deposita al Tribunale arbitrale la richiesta di misure provvisorie, tra cui l’autorizzazione per Girone a tornare in patria e restarvi per tutta la durata della procedura all’Aja;

Il 13 gennaio 2016 la Corte Suprema di New Delhi prolunga la permanenza di Latorre in Italia fino al 30 aprile;

Il 26 aprile 2016 la Corte Suprema indiana concede altri cinque mesi a La Torre che potrà così rimanere in Italia fino al 30 settembre. Ma la Farnesina ribadisce:”giurisdizione indiana sospesa e senza valenza giuridica; attesa a breve decisione su rimpatrio Girone”.

Difficile prevedere i risvolti futuri, ma sicuramente il “caso Marò” sta facendo storia. Per il momento, purtroppo, solo negativamente. Il vortice di controversie ha preso il sopravvento sulla conclusione di un problema politico ma anche sociale, che vede l’Italia, l’India, Latorre e Girone ancora pienamente coinvolti.

 

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