Cosa può fare l’Italia per la crisi in Ucraina?

Ucraina, crocevia tra Occidente ed Eurasia“, è il titolo della conferenza internazionale che si è svolta presso “Sala della Regina” di Palazzo Montecitorio. Il dibattito è stato organizzato dall’Ukranian institute of strategies of global development and adaptation e dal Link Campus University per esaminare la complessa situazione del territorio ucraino e fornire diversi contributi. L’auspicio generale è una possibile ricomposizione dell’Ucraina, col naturale beneficio del popolo ucraino e di tutta l’Europa.

Ad aprire i lavori è stata la vicepresidente del Ppe al Consiglio d’Europa Deborah Bergamini, soffermata sull’attuale situazione geopolitica: “Ciò che sta avvenendo in Ucraina dal 2013 merita la nostra attenzione, perché nazione dal ruolo importante per gli assetti europei. Bisogna sforzarsi e dimostrare di avere unità e leadership, perché ciò che accade oggi in Ucraina non accada altrove domani. L’Europa deve lavorare per riportare la pace in quei territori, e da quella pace, sono convinta che possa uscirne un’Europa migliore” asserisce la Bergamini riferendosi agli scontri che, iniziati in Ucraina orientale nel 2014, si sono trasformati in un vero e proprio conflitto con ottomila vittime accertate. “Ucraina vuol dire terra di confine ed oggi è una terra dai molti confini, tutti rilevanti” continua il moderatore dell’incontro Angiolino Lonardi, direttore editoriale Eurasiatx.

Al dibattito è intervenuto anche il sottosegretario agli Esteri Benedetto della Vedova. Per egli “la crisi Ucraina ha vissuto un calo di attenzione mediatico e politico, ma la curva di tale interesse ha delle dinamiche particolari e non corrispondono alla diminuzione della strategicità che la vicenda ucraina ha in Europa. Non ci può essere soluzione alla crisi Ucraina – continua il membro del governo – senza il coinvolgimento diretto della Russia e l’impegno di Mosca. Il ripristino dei confini e la pacificazione di quelle terre è fondamentale. Chiave di volta per la soluzione della crisi ucraina, – prosegue il sottosegretario Affari Esteri – è l’accordo di Minsk, che non può essere risolto prendendone solo una parte, ma va attuato nella sua interezza“.

Altro contributo rilevante è arrivato dal deputato di area popolare Fabrizio Cicchitto. “Le sanzioni hanno un ruolo importante e non possono essere lasciate in sospeso: sono uno strumento politico e devono essere utilizzate e valorizzate“. Il presidente della Commissione Esteri alla Camera fa anche un passo indietro e approfondisce il quadro del territorio ucraino partendo dagli anni 30: “Non va mai dimenticato che nell’autunno di quell’anno più di 6 milioni di contadini ucraini, furono condannati a morire di fame dall’URSS e da Stalin. Se si dimenticano questi dati risulta poi difficile comprendere le attuali dinamiche. Dobbiamo fare i conti con la Russia di Putin e far sì che si arrivi un accordo che abbia risvolti positivi fra l’ Ucraina e la Russia“.

 Considerazioni condivise anche da Paolo Messa del Centro Studi americano, e dal direttore dell’Istituto ucraino di strategie di adattamento e sviluppo globali Victor Levytskyy: “Oggi stiamo parlando del territorio in cui sono nato, ma non riconosco più l’Ucraina come la mia patria“. “È necessario – prosegue lo stesso – avere una strategia precisa per l’attuazione degli accordi di Minsk ed è essenziale fare il possibile affinchè questi accordi siano messi in pratica rapidamente; esorto tutte le parti coinvolte in questo processo a mettere in atto quegli accordi”.

Una tavola rotonda stimolante che ha visto il susseguirsi interventi autorevoli dai quali sono emersi diversi spunti di riflessione, oltre che un quadro preciso della condizione ucraina attuale. Tutto ciò è stato  fondamentale per capire cosa potrebbe fare l’Italia per tentare di risolvere la situazione in quei territori. In conclusione si è capito che bisogna intervenire sul piano diplomatico prevalentemente con Mosca e far valere il suo “peso” attraverso le sanzioni:  strumento politico per accelerare l’attuazione del protocollo di Minsk. Da lì passa anche la pace dell’Ucraina orientale.

Roberta Pugliese

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