Cosa resta della Croce Rossa Italiana?

Cosa resta della Croce Rossa Italiana dopo il decreto legislativo 178 del 2012?

A distanza di quattro anni dall’attuazione di tale decreto, si è svolto ieri, presso la Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, un incontro che ha messo in luce tutte le problematiche del nuovo assetto dell’associazione che risulta, di fatto, divisa in due parti: una “bad company” pubblica, sempre più carica dei debiti accumulati in anni di gestione carente, e una “good company” privata, costituita dai tanti comitati locali.

Il momento di confronto e riflessione è stato organizzato dal senatore di Area popolare Aldo Di Biagio, che ha introdotto i contributi dei lavoratori dichiarando che “dopo un periodo di fervore istituzionale, comunicativo e amministrativo, la questione inerente la Croce Rossa, con tutte le sue lacune, è tornata ad essere un argomento tabù“.

Da qui devono partire proposte” ha dichiarato invece il senatore del gruppo Conservatori Riformisti Piero Liuzzi presente al dibattito.

Ma cosa resta della Croce Rossa Italiana dopo il decreto legislativo in questione? Non ha dubbi Loris Campanali: “Debiti. Causati da una cattiva gestione” risponde con tono amareggiato il  volontario della Cri. “Chiedo al governo di bloccare questo decreto – ha aggiunto – e di affidare la Croce Rossa a un gruppo di persone che la servono da sempre e che non se ne possano servire“.

A tracciare poi un quadro degli effetti derivati dalla privatizzazione della Cri sono stati i volontari con le loro rispettive testimonianze.

Raffaele Giannella, che in trent’anni anni di servizio è passato da volontario a precario militare per poi passare come civile di ruolo con il sogno di terminare il suo servizio come autista soccorritore,  si sente “derubato del suo lavoro“; Elisabetta Ferri, 37 anni e vittima delle nuove forme contrattuali dice che se volesse comprarsi una macchina, “qualcuno dovrebbe farmi da garante“; e ancora Chiara, volontaria “innamorata” della Croce Rossa dal 2001, che non trattiene le lacrime quando racconta di una croce rossa che quasi non esiste più … fatta di principi, rispetto, regole e aiuto del prossimo: “Quando sento parlare di questa privatizzazione sorrido amaramente. Dicono sia stata fatta per i volontari? Ma per quali? Perché non per quelli che lavorano durante le notti, i festivi e organizzano raccolte fondi“.

È intervenuto poi Salvatore Santo della Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità, che ha sottolineato come siano stati traditi i principi basilari della Croce Rossa in nome di una privatizzazione selvaggia. “Si parla di decreto fatto per risparmiare. Ma ad oggi questi risparmi non solo non si vedono, ma c’è un aggravio di spesa e inoltre si rischia di disperdere la professionalità dei lavoratori che da anni prestano servizio in Croce Rossa. Il personale è umiliato perché collocato in mansioni non proprie“. A concludere l’incontro è stata Donatella Bassanello, infermiera esperta di rischio clinico e dirigente Fials: “Mi è stato affidato questo malato grave che è la croce rossa e io sono pronta a impegnarmi per guarirla, ma per farlo ci vuole un’equipe. Chiedo aiuto al presidente della Repubblica Mattarella e al presidente del Consiglio Renzi”.

Questa la nuova realtà della croce rossa italiana. Una realtà in cui nessuno degli addetti ai lavori riesce più a rispecchiarsi per lacune presenti nel decreto e per la mancata attuazione dei propositi originari.

Roberta Pugliese

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