Uscire dalla crisi dei partiti modificando la politica

Modificare la Costituzione italiana e rendere incompatibili cariche istituzionali e incarichi di partito, questo il sunto delle proposte di legge di Giulio Marcon presentate questo pomeriggio nella Sala Aldo Moro alla Camera dei Deputati. Una proposta che parte dall’iniziativa della Fondazione Basso con il progetto  “Separare i partiti dallo Stato”, un appuntamento ai quali erano presenti tra gli altri il professore Luigi Ferrajoli, illustre giurista, ex magistrato e filosofo del diritto italiano nonché allievo di Norberto Bobbio, tra le più grandi personalità in tema costituzionale del nostro Paese, e Alfredo D’Attorre, esponente di Sinistra Italiana.

La prima proposta prevede di rendere incompatibili le cariche di partito o movimento politico con le cariche istituzionali in tutti i suoi livelli, dalla Presidenza della Repubblica al consigliere municipale, la seconda prevede la modifica dell’art. 49 della Costituzione italiana che recita “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, aggiungendo la voce “..in partiti, movimenti, organizzazioni senza scopo di lucro..”

La questione pregiudiziale è quella del rapporto tra democrazia rappresentativa e partiti politici. Il discredito odierno dei partiti si sta traducendo, in ampi settori dell’opinione pubblica, nella tentazione di archiviare l’idea stessa del partito politico. La tesi che si intende proporre e discutere è invece che senza veri partiti radicati nella società una democrazia fondata sul suffragio universale non può funzionare. L’iniziativa muove dal riconoscimento, largamente condiviso, dell’indebolimento della nostra democrazia rappresentativa provocato dal venir meno del rapporto, fino a due decenni fa mediato dai grandi partiti di massa, tra società e pubbliche istituzioni.

Una crisi che ha radici fin dagli anni ’90 e dagli scandali di Tangentopoli che misero fine alla Prima Repubblica ma anche ai partiti così come li conoscevamo, aprendo la strada agli individualismi e a una stagione, quella berlusconiana della Seconda Repubblica, che sembra essersi trasformata più che conclusa. Dare spazio a movimenti e associazioni è innanzitutto fare una fotografia della società italiana in maniera più completa. Partendo dagli anni ’80, si sono registrati oltre 120.000 nuovi gruppi di volontariato, associazioni e comitati impegnati nella politica diffusa, molti di più della somma delle sedi locali di tutti i partiti italiani. Sul settore no-profit si registrano 301.191 organizzazioni senza scopo di lucro impegnate nella società con milioni di aderenti: oltre 4,7 milioni di volontari e 952.000 lavoratori (dati fonte ISTAT 2013).

Ma la riforma più decisiva ai fini di una rifondazione democratica dei partiti riguarda il mutamento del loro rapporto da un lato con la società e dall’altro con le istituzioni pubbliche, che potrebbe essere realizzato mediante l’introduzione nella legge del principio della separazione tra cariche di partito e funzioni pubbliche, anche elettive. Si tratta di una riforma radicale, perché radicale è la crisi dei partiti, e solo da una rifondazione del loro rapporto con lo Stato e con la società dipende il loro stesso futuro.

In questa prospettiva anche la politica deve prendere atto e cambiare, coinvolgendo e facendosi coinvolgere da questi spazi, lasciando la cooptazione delle associazioni su qui i partiti hanno puntato finora. “Con la presente proposta di legge non si vuole tanto incrinare il ruolo dei partiti quanto richiamare il concetto di pari dignità (nella loro diversità) delle variegate forme della politica” si legge nel testo della proposta Marcon.

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