Centro destra, pronto quesito referendario contro una parte della Cirinnà

Già pronto il quesito contro la legge Cirinnà. Il centrodestra unito sulla battaglia contro la stepchild adoption.

Un quesito in 35 punti che cancella altrettanti commi della legge sulle unioni civili approvata definitivamente ieri dalla Camera dei deputati. Questa l’iniziativa lanciata oggi nella sala stampa di Montecitorio da un nutrito gruppo di deputati e senatori, tutti appartenenti a forze politiche di centro destra, capitanati da Gaetano Quagliariello.

Alla conferenza stampa di presentazione di quello che sarà il comitato promotore del referendum abrogativo, oltre a Quagliariello, erano presenti Eugenia Roccella, che del comitato sarà la presidente, Maurizio Gasparri e Lucio Malan di Forza Italia, Nicola Molteni, Gian Marco Ceninaio e Massimiliano Fedriga della Lega, Fabio Rampelli di Fdi, Carlo Giovanardi di Idea e due esponenti di maggioranza che non hanno votato la fiducia, come gli Ncd Alessandro Pagano e Maurizio Sacconi.

Il quesito referendario, già predisposto in bozza, non ha la finalità di cancellare tutta la legge sulle unioni civili, ma solo la prima parte, hanno sottolineato più volte i diversi protagonisti dell’iniziativa. Nulla da dire dunque sui diritti delle coppie dello stesso sesso e ad una regolamentazione delle coppie di fatto, ma no alle norme che surrettiziamente aprono la strada alla stepchild adoption, hanno spiegato Quagliariello e Roccella, individuando nel comma 20 della legge, appena approvata, il vero “cavallo di Troia” per dare il via alle adozioni da parte delle coppie omosessuali per via giudiziaria, in Italia e soprattutto in Europa.

Si ricorre all’arma referendaria per tre motivi in particolare: “perché questa legge non è condivisa dalla maggioranza del paese”, come ha sostenuto Molteni, “perché le due fiducie apposte sia al Senato che alla Camera hanno impedito ai parlamentari di poter votare anche un solo emendamento”, come ha denunciato con forza Giovanardi, ed infine perchè, a parere di Sacconi, c’è un giacobinismo etico da contrastare che mira a sferrare un attacco che tenderebbe di sovvertire l’antropologia naturale.

Se la via referendaria sembra ormai già decisa, più volte è stato chiamato in causa il capo dello Stato con l’auspicio di una sua mancata firma al testo definitivo della legge. Se Sacconi, pungolato dalla stampa su quali ripercussioni la legge potrebbe produrre in vista del referendum costituzionale è stato alquanto duro con Mattarella con un “dobbiamo capire se in Italia vi sono ancora i contrappesi o se il presidente della Repubblica è stato eletto proprio per non essere un contrappeso”, il Senatore Malan – invece – ha indicato nella copertura finanziaria della legge “carente e inadeguata”, il punto sul quale il Presidente Mattarella potrebbe rinviare il testo alle Camere. Oltre che in Mattarella, i parlamentari contrari alle unioni civili sperano nella Consulta, che a fine maggio sarà chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso presentato da una cinquantina di senatori sul fatto che a Palazzo Madama il testo della legge fu portato in aula senza che la commissione di merito l’avesse approvato.

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