Jobs Act e dintorni: alcuni dati che fanno pensare

Il Jobs Act sembra essere stato utilizzato per mantenere i posti di lavoro che c’erano già, rinnovandoli con la nuova formula, che fruisce degli incentivi.

Le cifre che l’Istat ha comunicato parlano chiaro. La disoccupazione nel gennaio-marzo del 2016 diminuisce dello 0,1% rispetto all’ultimo trimestre del 2015. Essa, però, nella fascia dei giovanissimi, fra i 15 e i 24 anni cala di 0,9 punti ma come si vedrà fra poco ciò dipende solo da un effetto statistico, l’aumento degli scoraggiati che non cercano lavoro. La disoccupazione, poi, aumenta di 0,3 punti nella fascia di età fra i 25 e i 34 anni, quella in cui i giovani dovrebbero farsi una famiglia, mettere su casa, e in cui essere disoccupati è estremamente pericoloso, perché si sta per entrare nell’età matura, senza una esperienza lavorativa. Anche gli scoraggiati, che non cercano lavoro sono aumentati, in questa fascia di età, peggiorando le cose. Nella fascia dell’età matura, fra i 35 e i 50 anni la disoccupazione nel primo trimestre rimane stabile; aumenta di 0,1 nella fascia fra i 50 e i 65 anni.

I dati sulla disoccupazione non dicono tutto, perché una parte di quelli che sono senza lavoro si scoraggiano e passano fra gli inattivi. E questo riguarda in larga misura i giovani e i giovanissimi. Così l’occupazione dei giovani fra i 15 e i 24 anni, nel primo trimestre, si è ridotta di 0,2 punti; quella dei giovani fra i 25 e i 34, di 0,4 punti; è scesa di 0,1 per le perone fra i 35 e i 50 anni. L’occupazione, invece, è salita di 0,7 fra i 50 e i 65 anni, a causa dell’allungamento delle età di pensionamento.

Gli incentivi, i bonus  si stanno rivelando un boomerang. Tra gennaio e marzo 2016, secondo l’Osservatorio sul precariato pubblicato dallInps, si è registrato un saldo tra attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato positivo per 51.087 unità, un dato inferiore del 77%a quello del 2015.

L’Inps sottolinea che i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nei primi tre mesi dell’anno sono stati 321.098 (erano stati 487.469 nei primi tre mesi del 2015) mentre le trasformazioni di rapporti a termine sono state 79.932 (116.497 nello stesso periodo del 2015). Le trasformazioni di rapporto di apprendistato sono state 24.557 a fronte dei 20.411 nei primi tre mesi del 2015 e le cessazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 377.497 a fronte delle 398.448 del primo trimestre 2015. La variazione netta per i contratti stabili è stata pari a 51.087 unità contro le 224.929 del primo trimestre 2015.

L’anno scorso per le assunzioni a tempo indeterminato era previsto uno sgravio contributivo totale triennale con il limite di 8.060 euro annui mentre quest’anno lo sgravio è biennale e limitato al 40% dei contributi. E l’anno prossimo il bonus dovrebbe ridursi ancora. Insomma tremano le vene ai polsi e la strategia del Governo sembra rivelarsi  sempre più come scarsamente funzionale al rilancio dell’occupazione ancorchè all’epoca molto funzionale dal punto di vista propagandistico. Perché se è vero come è vero che questa strategia è costata circa 11 miliardi di euro, è altresì vero che oggi ci si chiede cos’altro sarebbe stato possibile fare per l’occupazione  utilizzando uno stanziamento cosi imponente.

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