Migranti, pronte unità mobili per assistenza respinti hotspot

Garantire i diritti dei migranti che sono stati violati durante le procedure di identificazione e registrazione che seguono agli sbarchi negli hotspot. E’ questo l’obiettivo del progetto presentato stamani a Roma in una conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati da Oxfam Italia, Diaconia Valdese e Borderline Sicilia (associazione che riunisce una rete di legali in grado di fornire assistenza ai migranti). Un progetto, spiegano, “di accoglienza, consulenza legale e distribuzione di kit di prima necessita” lanciato il 9 maggio scorso in Sicilia. A prestare assistenza ai migranti respinti “é una unità mobile costituita da un operatore socio-legale e un mediatore linguistico-culturale, in grado di raggiungere rapidamente i luoghi in cui viene segnalata la presenza di migranti respinti e di fornire loro assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento e per avviare la procedura di richiesta di asilo, informarli sui loro diritti e orientarli verso strutture di accoglienza a disposizione del progetto e di altri enti”, sottolineano i promotori che oggi hanno illustrato i risultati del dossier ”Hotspot, il diritto negato”, lanciato nell’ambito della campagna di sensibilizzazione OpenEurope. A muovere i tre organismi, l’assenza totale di un quadro legale che disciplini le procedure di identificazione negli hotspot italiani (Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto). ”Una situazione del totalmente extra legale”, denuncia Alessandro Bechini, direttore programmi di Oxfam Italia, confederazione internazionale di 18 organizzazioni che lavorano insieme in oltre 90 Paesi.

Procedure, come rileva lo stesso studio elaborato da Oxfam che ha raccolto molte testimonianze negli hotspot di Pozzallo e Lampedusa, “discriminatorie, frettolose e lesive dei diritti della persona”. Troppo spesso, avvertono, viene negato lo status di rifugiato e il migrante viene inquadrato come migrante economico. I numeri sono elevatissimi, ha spiegato Paola Ottaviano di Borderline Sicilia. ”Parliamo di circa 4mila persone respinte solo da settembre a oggi”. La situazione che allarma maggiormente è quella dei minori e categorie vulnerabili, quali donne in gravidanza o portatori di handicap e persone traumatizzate”. ”Una volta ricevuto il decreto di espulsione differito – entro 7 giorni devono lasciare il territorio nazionale – queste persone rimangono in mezzo alla strada senza soldi né documenti”, rimarca Ottaviano. ”I migranti sono spinti fuori dal sistema nazionale di accoglienza e restano abbandonati a loro stessi”. I decreti, sottolineano i legali di Borderline nel dossier, ”sono impugnabili, perche’ di fatto la ‘procedura che ha portato al respingimento non ha base giuridica e si fonda su prassi non contenute in documenti di carattere normativo in totale violazione delle norme internazionali sull’asilo”. ”Le procedure di identificazione e accoglienza devono essere velocizzate, serve il rispetto del diritto internazionale e nazionali”, ha ricordato dal canto suo Khalid Chaouki, membro della commissione di inchiesta sui Cie (Centro di identificazione ed espulsione).

Troppi, ricorda, “i casi di discrezionalità su chi può non può fare domanda di asilo”. Quello che serve, conclude, é “garantire l’accessibilità a questi luoghi che devono diventare come lo sono diventati i Cie permeabili al controllo di ong, istituzioni locali e media”.

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