In Senato “l’incontro tra laici e cattolici nel riformismo italiano”

E’ stato presentato presso la sala Koch di Palazzo Madama in Senato, il volume del Presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea Vannino Chiti. Per “Vicini e lontani. L’incontro tra laici e cattolici nella parabola del riformismo italiano“, oltre all’autore sono intervenuti Luigi Zanda e Gianni Cuperlo del Partito democratico, il giornalista Stefano Folli ed il presidente delle fondazioni Buozzi e Nenni Giorgio Benvenuto.

Vi riportiamo le considerazioni del Presidente Piero Grasso che, descrivendo il volume ed intervenendo sull’argomento dei laici e cattolici nel riformismo italiano, ha colto l’opportunità di ospitare in Senato la presentazione del libro.

Il volume, che traccia la storia politica dell’incontro fra laici e cattolici nel riformismo italiano, si pone in linea di continuità con le osservazioni contenute in “Tra terra e cielo”, che presentammo insieme due anni fa, e intende completare il suo più risalente saggio “Laici & cattolici”.

 Allora l’Autore aveva studiato i rapporti tra i laici della famiglia comunista e i cattolici; oggi completa l’analisi con una più ampia riflessione anche sugli “altri laici”, considerando con uno sguardo d’insieme un confronto culturale e politico che ha profondamente caratterizzato lo sviluppo della società e delle istituzioni italiane. Nell’arco di tempo che intercorre fra questi scritti sono peraltro radicalmente mutati gli scenari nazionali e internazionali, al punto che l’analisi pare oggi ancora più pregnante e attuale, direi necessaria.

Il libro verte sulla peculiarità dell’esperienza italiana, dovuta alla presenza a Roma della sede della Chiesa Cattolica e alla partecipazione storica del cattolicesimo a tutti gli ambiti sociali e culturali del Paese. Il Presidente Chiti muove dalle origini dell’unificazione nazionale con un’interessante premessa sul Risorgimento e l’età liberale nella quale si ricorda la politica di Cavour sulle relazioni di indipendenza fra Stato e Chiesa, sulla linea dei migliori apporti del liberalismo europeo; la religiosità laica e progressiva di Mazzini, che da profondo credente vedeva nella religione una forza morale diffusa per promuovere la libertà e il progresso delle classi lavoratrici; il rigidissimo laicismo positivista che influenza il nascente partito Socialista; la lezione di Gramsci, il cui pensiero progressivamente si distacca dal positivismo ortodosso, per lo sforzo di leggere a fondo e comprendere appieno il cattolicesimo nella sua complessità e nel contesto politico italiano.

La seconda parte del volume è dedicata al secondo dopoguerra, quando la nascita del grande partito cattolico trasforma il senso dell’espressione “laico”, che invece di definire il confine fra “ciò che è di Cesare” e “ciò che è di Dio” finisce piuttosto con il designare quella parte politica che si trova ristretta fra i comunisti e i cattolici. Negli anni settanta, ricorda l’Autore, il Partito Socialista rivedrà le proprie posizioni sulla questione cattolica ma per le aspre contrapposizioni fra comunisti e socialisti, si dovrà attendere la caduta del Muro e dei regimi comunisti degli anni novanta perché si determinino compiutamente le condizioni per la nascita di un partito di sinistra autenticamente laico e plurale, fatto di credenti e non credenti. E qui Chiti svolge interessanti osservazioni sull’attualità politica, tracciando la via, lunga e complessa, della maturazione di una sinistra democratica che, in una prospettiva laica, sappia beneficiare pienamente dei contributi di ognuna delle sue componenti ideali.

Su questo terreno il Presidente Chiti si fa promotore di un nuovo umanesimo, una “convivenza umana più giusta e avanzata” (sono sue parole) per stabilire la quale è fondamentale l’apporto del dialogo interreligioso come antidoto al terrorismo, al fondamentalismo, all’intolleranza. Egli vede la pace fra le religioni come condizione per la pace fra le nazioni ma anche per la pace nelle nazioni e considera cruciale ridefinire nell’Occidente europeo la secolarizzazione e la laicità, senza bandire le religioni da una “cittadinanza nella modernità”.

Io condivido la prospettiva tracciata dal Presidente Chiti. Credo, allargando ancora lo sguardo, che la religione, intesa come ricerca della verità e del bene comune e come riflessione sul valore e il senso della vita, sia alla base dei caratteri di libertà e di dignità che noi riconosciamo alla persona umana. La politica dunque non può prescindere dalla religione e deve anzi tradurre l’astratta libertà religiosa in azioni pubbliche di tutela attiva. Lo Stato non solo deve dare a tutti modo di coltivare in piena libertà la propria dimensione trascendente, com’è principio fondamentale del nostro ordinamento costituzionale, ma deve anche porre le condizioni pratiche e sostanziali per la libera manifestazione collettiva e sociale di tutte le religioni, in pace e nel rispetto reciproco dei credi e delle confessioni. La rigida scelta laicista francese, che ha storicamente confinato le religioni nella dimensione individuale, escludendone ogni manifestazione pubblica, sociale e collettiva, sembra avere innescato gravi torsioni identitarie delle minoranze di religione musulmana che si sentono escluse dalla cittadinanza attiva.

La lezione che noi dobbiamo trarre dai recenti attentati terroristici in Europa, e dal crescere dei nazionalismi, delle intolleranze e dell’odio per la diversità è che il male non si concentra al di là del Mediterraneo ma ha origini profonde anche all’interno delle società europee: nella marginalità, nelle diseguaglianze, nell’esclusione delle nostre periferie, che senza adeguate politiche pubbliche si trasformano in aree di vulnerabilità al radicalismo, alla violenza e all’illegalità. La reciproca autonomia fra Stato e religioni non esclude, ma impone, di rafforzare e di organizzare la manifestazione pubblica del pluralismo religioso come strumento per rafforzare la coesione delle diverse componenti della nostra società attorno ad un forte senso di appartenenza attorno a valori e sentimenti che accomunano tutti coloro che sono nati o hanno scelto di vivere nel nostro Paese.

Ringrazio dunque il Presidente Chiti per avere contribuito con le sue riflessioni a questi temi che non riguardano solo le dinamiche interne e relazionali dei partiti politici, ma attengono ad una concezione plurale e inclusiva della nostra società che è naturale per l’Italia, un Paese immerso fisicamente e idealmente in Europa e nel Mediterraneo e che per la sua storia millenaria di crocevia di civiltà, pensiero e persone deve porsi nel mondo come il migliore interprete di un futuro costruito su valori di umanità, libertà, dialogo e arricchimento reciproco“.

    chitino                                         chitino2

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