“Soldi invece delle raccolta delle firme”, la replica di Parisi (Ala)

In riferimento all’articolo pubblicato lo scorso otto giugno dal titolo “Soldi invece delle raccolta delle firme, l’emendamento di Parisi alla legge sui partiti”, pubblichiamo integralmente la replica pervenuta in redazione proprio dal deputato Massimo Parisi.

Caro EcodaiPalazzi,
nel ringraziarVi per l’attenzione che avete dedicato al mio emendamento alla legge sui partiti, mi corre l’obbligo di segnalarVi che non vi è alcuna originalità nella proposta di introdurre una cauzione al posto della norma ‘criminogena’ sulle firme. La cauzione è infatti già applicata in molti paesi fra i quali, a titolo di esempio, segnalo la Gran Bretagna, l’Australia, il Giappone, paesi democratici come il nostro.

In quei luoghi sarebbe invece probabilmente considerato ‘originale’ presentare una trentina di liste in un comune di 30mila abitanti e candidare al consiglio comunale il 2 per cento del corpo elettorale, salvo poi registrare che alcune di quelle liste hanno preso meno voti delle firme presentate come puntualmente accaduto anche in queste elezioni amministrative. A Roma, nella capitale d’Italia, ben 3 liste hanno raccolto meno di mille voti, il numero di firme che era necessario per candidarsi. A Napoli le sottoscrizioni necessarie erano 500 ma quattro liste si sono fermate sotto questa asticella di voti. Anche a Torino le firme necessarie a presentare la candidatura erano 500 ma sei liste hanno raccolto meno voti ed una si è addirittura fermata a 98.

Il meccanismo della cauzione, oltre ad evitare il florilegio di liste personali che si candidano ad ogni tipo di elezione ed in particolare a quelle amministrative, avrebbe anche il merito di dare certezza al procedimento elettorale evitando casi come quello scoppiato in Piemonte solo 2 anni fa quando le elezioni regionali vinte da Cota nel 2010 furono annullate proprio per irregolarità riscontrate nelle sottoscrizioni a supporto di una piccola lista.

Con la cauzione tutto ciò non sarebbe stato possibile. In Gran Bretagna ogni candidato alle elezioni politiche, per correre nel proprio collegio uninominale, deve depositare 500 sterline che gli saranno rimborsate se otterrà almeno il 5% dei voti validi. Per le elezioni europee, unico ambito in cui anche nel Regno Unito si vota col sistema proporzionale, il deposito è di 5mila sterline per ogni lista ed il rimborso scatta al conseguimento del 2,5% dei voti.

Questo sistema si è dimostrato efficace nell’evitare sia le irregolarità più volte riscontrate nel nostro Paese sia il proliferare di liste che parcellizzano il sistema politico italiano, soprattutto nel voto locale. E’ evidente inoltre che l’ammontare del deposito e la soglia da cui far scattare il rimborso dovrebbero essere tarati sul caso italiano perché il rischio di perdere solo qualche centinaia di euro non farebbe desistere dalla volontà di candidarsi qualche temerario in cerca di momentanea popolarità.

Quella contenuta nel mio emendamento alla legge sui partiti era una proposta tesa a diversificare le norme per l’accesso alla competizione elettorale. Per i partiti rappresentati in parlamento ed iscritti all’albo – e quindi con bilanci trasparenti ed in regola – sarebbe stato possibile aderire al sistema della cauzione. Per tutti gli altri invece sarebbe rimasta la raccolta firme con il contestuale raddoppio delle sottoscrizioni necessarie a presentare una lista di candidati.

Non sono il primo a porre la questione, in passato anche i Radicali hanno fatto proposte del genere, spero che questo mio emendamento possa essere utile a riaprire un dibattito che ritengo debba essere prima o poi affrontato con attenzione”.

Massimo Parisi

*Deputato

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