Disabilità: perché il blocco al Trattato di Marrakesh?

Il Trattato di Marrakesh è trattato internazionale volto a rendere possibile il libero scambio internazionale, non a fini commerciali, di materiale librario protetto dal diritto d’autore, così da essere utilizzato in formati accessibili alle persone con disabilità visive, quali Braille, audio e digitale. Stilato a Marrakesh il 27 giugno 2013, è stato sottoscritto da 82 paesi e ratificato da 17. Per la sua entrata in vigore, però, è necessario che venga ratificato da 20 nazioni. A quel che risulta da fonti interne, l’Unione Europea e la stessa Italia, stanno bloccando il processo.

Paese all’avanguardia sulle norme che sanciscano il diritto il diritto di trasformare in formato accessibile le opere protette dal diritto d’autore, l’Italia a oggi non ha nemmeno sottoscritto il Trattato, intralciando il processo di ratifica dell’UE. L’attuazione del Trattato di Marrakesh rientra tra i doveri che come nazione l’Italia si è assunta ratificando la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità del 2009.

13495211_978854405561221_4347797987047968999_nIl presidente dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Mario Barbuto, in un convegno alla sala Aldo Moro della Camera organizzato dalla deputata Laura Coccia, ha rivolto un pressante appello al Governo e al Parlamento italiano affinché prendano una netta posizione in favore di questo documento. Il Trattato è rivolto a persone con disabilità fisica, quali ciechi o ipovedenti ma anche a persone dislessiche o con difficoltà di lettura. In Europa solo il 5% dei libri è accessibile ai non-vedenti. Non poter leggere come gli altri è una violazione di un diritto umano fondamentale: quello alla cultura e all’informazione. Si aggiunga a questo che i costi per lo Stato sono praticamente nulli. 

Il punto centrale del Trattato è l’articolo che autorizza le organizzazioni e le biblioteche dei ciechi a condividere le proprie raccolte di titoli accessibili con altre comunità. Per fare un esempio, Spagna e Argentina sarebbero in grado di condividere un patrimonio accessibile di 150.000 titoli con l’intera America Latina, non appena il governo di ciascuno stato beneficiario ratifichi e adotti le misure per l’entrata in vigore del trattato.

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