Il Centro democratico si dichiara alleato leale del governo, ma su l’Italicum avverte la Boschi: “se c’è Verdini…”

Si é svolto a Roma il consiglio nazionale del Centro Democratico. La piccola forza di centro sinistra guidata dal suo presidente Bruno Tabacci sostiene il governo in carica, anche se su alcuni questioni come le possibili adozioni alle coppie gay, non fa mistero di diversità.

Tra i temi trattati durante il consiglio nazionale l’esame dei risultati di Centro democratico alle elezioni amministrative e la posizione del partito in vista del referendum costituzionale.

Tabacci, che alla Camera è anche presidente della Commissione parlamentare per la semplificazione, ha iniziato il suo intervento spiegando di trovarsi ad un “bivio della legislatura” con l’intreccio tra referendum costituzionale e legge elettorale che si sta imponendo nei fatti.

Sul referendum il Centro democratico ha espresso in parlamento le sue perplessità ma lo ha votato perché contiene elementi importanti come il superamento del Titolo V. Sicuramente la personalizzazione va attenuata, ma noi siamo stati e saremo un alleato leale e daremo il nostro contributo. Ma forse il tema vero oggi é la legge elettorale. In passato chi ha pensato di cambiarla avvantaggiandosene poi ha perso. Per questo – dice Tabacci – non sono convinto che abbia ragione Franceschini quando dice che occorre trasferire il premio alla coalizione. Potrebbe non essere sufficiente. Non sono d’accordo perché in questi due anni non si é voluta la coalizione e ora non c’è più. Si é scelta la strada delle alleanze parlamentari. Solo che trasformare le alleanze fatte nelle Camere negli ultimi mesi in coalizione vuol dire perdere”. E su l’Italicum non ha dubbi: “va modificato. Ma per rispondere a esigenze generali di rappresentanza e governabilità, non per interesse di parte“.

                           FullSizeRender (1)Il ministro per le Riforme costituzionali e i Rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi, intervenuta a conclusione del consiglio nazionale, é convinta che oggi il tema principale “non è il futuro del governo ma il futuro degli italiani“. Con molto garbo e look informale il ministro ha precisato che si è consapevoli di non essere paragonabili ai padri e alle madri costituenti e che nel progetto di riforma costituzionale presentato ci sono delle imperfezioni, ma complessivamente va difeso: “questa è una riforma che ci fa fare un passo in avanti” e con il referendum “vogliamo rendere padri e madri costituenti i cittadini. La sfida per noi – ha detto Boschi – era di cambiare il nostro Paese” e il referendum “sarà il risultato non solo del lavoro del Parlamento ma anche delle decisioni dei cittadini“. Il ministro ha ribadito che gli italiani  debbono andare “a votare il referendum per prendere posizione non sul futuro del governo ma sul loro futuro. Il tema è molto più grande” di quello della fiducia al governo guidato da Matteo Renzi. “Di sicuro – ha sottolineato Boschi – ha sottolineato Boschi – non si vota la fiducia al governo, è in ballo un voto serio sulle riforme“. La consultazione referendaria, ha proseguito il ministro, ha anche l’obiettivo di “riportare i cittadini ad avere voglia di partecipare, reinnescando la vicinanza delle istituzioni con loro“. In ogni caso, sono state ancora le parole di Boschi, “il referendum e la riforma costituzionale sono solo la base per delle riforme complessive, rappresentano una tappa, un passaggio per quelle riforme che ancora abbiamo di fronte per dare stabilità al Paese e – ha aggiunto – anche per battere l’antipolitica“.

E su l’Italicum replicando ad una piccola provocazione di Tabacci, – che aveva parlato della possibilità di “lista coalizionale” nell’ambito dell’Italicum … ma da costruire con attenzione perché “se c’è Verdini salta tutto…“, – ha risposto: “Credo che oggi abbiamo una legge elettorale che funziona, che ovviamente comporta un ripensamento delle dinamiche politiche, perché aver cambiato la legge elettorale cambia l’offerta politica, e pone anche per noi una riflessione, che è aperta su come stiamo insieme. Ma credo che il referendum e l’impegno che possiamo mettere sulle riforme sia un buon elemento di prova su come possiamo condividere un progetto, anche perché abbiamo l’opportunità di rappresentare l’Italia come elemento di stabilità e credibilità anche in chiave europea“.
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