Cannabis: inizia il dibattito alla Camera

di Gabriele Cauda

Arriva all’Aula della Camera il ddl 3235 sulla produzione, lavorazione, distribuzione e consumo di cannabis, primo firmatario il vice-presidente della Camera Roberto Giachetti. Si tratta di una proposta di legge a esclusiva parlamentare che ha raccolto 220 firme tra deputati e senatori di vari schieramenti politici.

Maggioranza e opposizione si sono riunite in unico intergruppo parlamentare per lavorare sulla bozza. Un progetto che propone delle modifiche alla legge 309/90, che attualmente monitora e regolamenta l’uso e il consumo della cannabis in Italia. Inoltre, la proposta ha come obiettivo quello di rivedere completamente il sistema di sanzioni e procedimenti penali in materia introdotti nel 2006 dalla legge Fini/Giovanardi.

Il  disegno di legge è stato presento ieri in conferenza stampa alla Camera e ha preceduto il dibattito in Aula. Il senatore Benedetto Della Vedova ha moderato gli interventi dei vari firmatari. Daniele Farina (Sel), uno dei due relatori della legge, ha sottolineato che si tratta del primo provvedimento in materia di uso e consumo della cannabis in Italia, che agisce con azione espansiva invece che restrittiva. Per la prima volta nel nostro Paese si potrebbe introdurre un sistema che autorizza e tutela allo stesso tempo il consumo personale e privato di cannabis, il tutto sotto il controllo dello Stato. Riccardo Magi (Radicali) ha voluto citare verso la fine della conferenza stampa il caso virtuoso dell’Uruguay, che ha progressivamente allontanato la criminalità organizzata dal traffico illegale di droghe leggere dopo che il governo Mujica ha approvato la legalizzazione della cannabis a livello nazionale.

All’inizio del dibattito in aula la deputata Donatella Ferranti (PD) ha voluto sottolineare le difficoltà che questo progetto ha incontrato nel suo cammino. La proposta di legge è stata depositata il 26 Novembre dello scorso autunno ed è arrivata alla discussione solamente ieri. Nel frattempo, era stata fissata come data di scadenza di presentazione degli emendamenti il 19 Luglio. Entro questa data sono pervenuti 1700 emendamenti con chiaro scopo ostruttivo per ritardare la discussione in aula. Inoltre, il disegno di legge è stato rimandato più volte in commissione per ulteriori discussioni di approfondimento, ma non c’è stato il tempo effettivo per rivederlo in maniera capillare.

Le misure restrittive ed estremamente punitive della legge Fini/Giovanardi sono il primo punto dal quale questa legge pone le sue fondamenta. I firmatari del disegno fanno notare come dall‘ introduzione della Fini/Giovanardi si sia verificato l’effetto contrario rispetto a ciò che si prospettava. Il consumo di cannabis negli ultimi dieci anni è aumentato esponenzialmente a livello nazionale e la fascia di età più propensa al consumo sono i giovanissimi in età adolescenziale. Vittorio Ferraresi (M5S), membro della Commissione Giustizia della Camera, ha fatto notare come la legge Fini/Giovanardi abbia messo sullo stesso piano giuridico droghe leggere e pesanti, depenalizzando in questo modo l’attività di spaccio di sostanze considerate molto più pericolose per la salute come la cocaina e l’eroina.

Il secondo punto sul quale i firmatari promuovono la proposta è il contrasto alla criminalità organizzata. Se lo Stato entrasse nel mercato delle droghe leggere, potrebbe togliere una parte consistente di guadagni alla criminalità organizzata. Il deputato Farina stima un guadagno di circa 10 miliardi di euro all’anno da parte della criminalità organizzata grazie al traffico della cannabis. Soldi che potrebbero venire recuperati dallo Stato per investirli nel fondo istituito dalla Fini /Giovanardi per le politiche di prevenzione al consumo di droghe. Di conseguenza, si potrebbe snellire il lavoro dei magistrati nei tribunali e rendere disponibili risorse per seguire questioni giuridiche di maggiore rilevanza.

Il terzo motivo per il quale questo d.d.l. viene presentato in aula è la costituzione di un monopolio nazionale che possa monitorare l’attività di produzione e distribuzione della cannabis. Il monopolio non sarà di natura fiscale e potrà costituire possibili entrate per l’erario da investire sul territorio nazionale. Tuttavia, Margherita Miotto (PD) evidenzia una possibile criticità nell’istituzione di un organismo di monitoraggio degli autoproduttori.

Alcuni gruppi parlamentari hanno sollevato critiche significative al provvedimento. La deputata Paola Binetti (Area Popolare/NCD/UDC) contesta in particolar modo gli artt. 2 e 3 del disegno di legge. Questi articoli stabiliscono la quantità di cannabis che un privato può possedere (5g lordi per persona, 15g lordi in ambiente domestico) e la non punibilità dei soggetti che offrono piccole quantità a terzi. La deputata evidenzia come siano proprio questi articoli  l’incentivo alla delinquenza che tanto si vuole combattere. Inoltre, gli articoli risultano in forte contrasto con alcune normative nazionali quali la sentenza della Corte di Cassazione del 07/2008. Carlo Sarro (Forza Italia) aggiunge che autorità competenti a livello giuridico come il procuratore Gratteri hanno quantificato una percentuale infima di profitti che verrebbero sottratti alla criminalità organizzata e cita il caso dell’esperimento delle serre di Modena, dove è stato riscontrato che i costi produzione fanno alzare il costo complessivo del prodotto a 12euro/g, 3 volte tanto il prezzo del mercato nero.

Tutti i partecipanti al dibattito condividono, invece, l’impiego della cannabis in ambito medico-sanitario per il trattamento di alcuni casi di malattia a livello del sistema nervoso.

foto: repubblica.it

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