Decreto ILVA raffredda intesa tra IDV e Renzi

Il decreto ILVA approda oggi in Senato, in dirittura d’arrivo, grazie alla fiducia posta dal Governo.

Le vacanze si avvicinano e il tempo per convertire in legge manca sempre : è l’eterna storia dei D.L., strumento di cui le maggioranze parlamentari che si fanno governo del Paese abusano dall’alba della Repubblica. Un pratico escamotage per evitare i dibattiti parlamentari e ogni proficua collaborazione per la risoluzione dei problemi, tagliando corto verso scelte già prese in altri luoghi.

In questo contesto si è svolta la conferenza di stampa del 26 luglio, alla Camera, della rappresentanza di IDV al Parlamento  (rivitalizzata dai tre senatori, Bencini, Molinari e Romani, già del M5S), diretta a rimproverare la mancanza di ascolto del Governo sulle ragioni dell’ex partito di Di Pietro (formalizzate in una Mozione presentata al Senato e sugli emendamenti stroncati dal voto di fiducia).

Da tempo IDV sostiene il Governo nelle decisioni più importanti ma ora, pur ricordando il sostegno dato sul caso ILVA, assai spinoso nei suoi complessi risvolti (anche penali), avanza critiche sulle estreme lungaggini dei tempi previsti dall’ultimo – di una lunga serie – decreto per salvare l’importante industria manifatturiera. Lungaggini “incompatibili con la salvezza dell’ILVA”, destinata a fare la fine di Bagnoli, secondo Maurizio Zipponi, responsabile lavoro  di IDV. Se tutto va bene, secondo Zipponi, si arriverà all’estate dell’anno prossimo per chiudere il complesso iter che porterà ad un’improbabile salvezza dell’importante nucleo industriale, nel frattempo l’ILVA perde 25-30 milioni al mese e la possibilità di restare validamente sul mercato. Il rischio della scomparsa di un asset strategico per il nostro Paese, ma soprattutto per il Mezzogiorno che si vedrebbe privato di uno dei pochi importanti insediamenti produttivi rimasti, fa il paio con le considerazioni critiche sulle uniche due offerte arrivate per rilevare l’ILVA, in una delle quali la presenza italiana è marginale e potrebbe nascondere interessi diversi dalla salvezza dell’industria.

La trasformazione della crisi dell’ILVA in un dramma sociale che si svolge nel consueto palcoscenico meridionale, con i problemi derivanti dalla bonifica dei luoghi contaminati, dall’annichilimento dei livelli occupazionali, dalla necessità del reperimento delle risorse per gli ammortizzatori sociali,  è – insomma – dietro l’angolo.

Secondo Zipponi, Bencini e Molinari è invece possibile, oltreché doveroso, contemperare le ragioni della produzione, del lavoro, della salute e dell’ambiente, nel caso ILVA, e viene lamentata la mancanza di una politica industriale, nazionale e per lo sviluppo del meridione d’Italia.

In conclusione, di fronte ad un interessamento originario sulle sorti dell’ILVA, IDV è rimasta oltremodo infastidita dalla mancata sensibilità del Governo sulle sue proposte in sede di conversione in legge del Decreto. Cosa che porterà all’astensione sul voto di fiducia di oggi: un segno di rottura di una relazione, sinora stabile, o solo una scaramuccia amorosa ?

(di Bachisio Canu)

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