Chiude la politica S.P.A.

Il prossimo 31 luglio con il pagamento dell’ultima tranche scompare definitivamente il finanziamento pubblico ai partiti, introdotto in Italia dal 1974

Nella Gazzetta Ufficiale del 28 luglio è stato pubblicato il decreto del Presidente della Camera che stabilisce il riparto dell’ultima tranche del finanziamento pubblico ai partiti. Insieme all’omologo decreto del Presidente del Senato, che sarà pubblicato tra oggi e domani in Gazzetta, costituiranno a loro modo due testi destinati a fare storia. Questi due decreti infatti (che riportano le delibere approvate dagli uffici di presidenza delle due Camere) costituiscono l’ultimo atto ufficiale di quello che è stato il finanziamento pubblico ai partiti. Dal prossimo anno, infatti, le formazioni politiche potranno contare solo sul finanziamento del 2% mille, fonte di entrata assai più povera e, soprattutto, aleatoria rispetto al contributo diretto da parte dello Stato che, sotto varie forme e diversi nomi, hanno percepito dal lontano 1974.

Quest’ultimo atto del finanziamento pubblico destina ai partiti un ben magro bottino (il decreto Letta infatti prevede che nel 2016 fosse erogato solo il 25% della rata spettante sulla base della legge previgente, la legge 96/2012). Cosi lo stato si appresta ad erogare alle casse dei partiti nel loro complesso 3.914.394 euro come rimborso elettorale per le elezioni della Camera dei deputati del 2013, e una cifra analoga costituirà il rimborso elettorale per le elezioni del Senato sempre del 2013. A queste cifre si dovrà aggiungere un milione di euro circa di così detto “cofinanziamento”, ovvero quel finanziamento ai partiti in cui lo stato verso 50 centesimi per ogni euro di erogazione liberale ricevuta dai partiti (qualche altra migliaia di euro riguarda poi il cofinanziamento calcolato sulla base di alcune elezioni regionali, ma sono “spiccioli”).

Ovviamente in queste cifre sono conteggiate anche le quote spettanti al M5S pari, per esempio, a poco più di un milione di euro come rimborso elettorale per le elezioni della Camera (per la quota del Senato è necessario attendere il decreto del suo presidente), ma tale cifra rientrerà nelle casse dello stato perché i grillini come noto hanno rinunciato al rimborso. La quota maggiore, sempre per quanto riguarda i rimborsi camera va al Pd con 1.108.479 euro e poi giù a scendere fino ai 12.087 euro della lista con Monti per l’Italia.

Si chiude dunque l’era del finanziamento pubblico ai partiti che tanta benzina sul fuoco dell’antipolitica ha gettato soprattutto nell’ultimo decennio.

Commenta

commenta

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi