Laura Boldrini taglia sulle interrogazioni

Stop della Camera ai deputati grafomani, vietate le interrogazioni troppo lunghe. Da settembre gli atti di sindacato ispettivo dovranno rispettare un limite massimo di parole ed essere depositate in formato elettronico .

Il troppo stroppia! Questo famoso adagio popolare calza a pennello con una delle novità con cui i Deputati di Montecitorio si troveranno a fare i conti al loro ritorno dalle ferie estive. Da settembre tutti gli atti di sindacato ispettivo (interrogazioni e interpellanze) dovranno essere più brevi. Per ognuno di essi è stato individuato un numero limite di parole dalle quali debbono essere composti. Chi sfora il limite rischia di non vedersi ammessa la propria interrogazione o interpellanza.

La novità è stata comunicata ai 630 deputati con una lettera della Presidente della Camera Laura Boldrini inviata il 4 agosto. La lettera accompagna il parere della giunta del regolamento che ha varato il nuovo regime di maggiore sinteticità degli atti di sindacato ispettivo. Chi vorrà presentare un’interrogazione a risposta scritta, ad esempio, dovrà farlo utilizzando non più di seicento parole. Non solo. Nella premessa alla domanda o alle domande che si pongono al governo saranno vietati voli pindarici, esercizi di retorica, valutazioni personali e tutto ciò che non sarà strettamente attinente ai quesiti posti.

La decisione della giunta del regolamento appare giustificata, in particolare alla luce di molte interrogazioni e interpellanze di portata “oceanica” in cui la domanda rivolta al governo era sotterrata da tre o quattro cartelle di premesse in cui trovava posto l’universo mondo.

Detto ciò, circola voce a Montecitorio che l’austerity imposta ai deputati grafomani nasca da un motivo più concreto che riguarda la procedura di presentazione delle interpellanze urgenti. Il regolamento prevede infatti che queste debbano essere presentate entro la fine della seduta del martedì. Il limite temporale e la prolissità di alcuni documenti davano vita ad un combinato disposto che in diversi casi costringeva i funzionari dell’ufficio sindacato ispettivo a fare molto tardi il martedì sera per svolgere il vaglio di ammissibilità previsto prima della trasmissione al governo.

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