Mobilità docenti, l’avvio dell’anno scolastico della Buona Scuola

di Marta Donolo

Questo 21 Settembre, presso le Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato, si è svolta l’audizione della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, riguardante la mobilità interprovinciale dei docenti. L’inizio dell’anno scolastico è stato caratterizzato dallo stanziamento di un servizio di supporto per i docenti vittime del recente sisma e da procedure di urgenza relative all’edilizia scolastica, consistenti in misure antisismiche e indagini diagnostiche, interventi che hanno reso possibile l’avvio dell’anno scolastico anche nelle zone del centro Italia colpite dal terremoto. Altri due aspetti caratterizzanti questo inizio anno sono state la mobilità e l’attuazione delle procedure concorsuali.

La combinazione del piano di mobilità del Parlamento e del piano straordinario di assunzioni del Governo ha permesso il reclutamento di numerosi docenti, consentendo in molti casi il ritorno alla sede di origine. Su circa 32mila docenti che hanno ottenuto il trasferimento, circa 7mila docenti assunti prima dello scorso anno sono riusciti a cambiare provincia; in sostanza due docenti su tre sono stati soddisfatti. Le assunzioni dei docenti di ruolo sono state effettuate entro il 15 settembre come previsto dalla legge 107/15 (decreto Buona Scuola). Le operazioni di mobilità per l’anno 2016/17 prevedono infatti due fasi distinte. La prima riguarda i trasferimenti dei docenti all’interno delle singole province, con una mobilità da scuola a scuola. La seconda fase (di tipo straordinario) riguarda la mobilità dei docenti tra province, con trasferimenti locali e su tutto il territorio nazionale. Di fatto questo tipo di mobilità ha consentito il proseguire del percorso di assegnazione, con il 55% dei posti assegnati. Secondo la Ministra la mobilità ha funzionato in quanto su circa 200mila casi di trasferimento, sono 3mila i docenti interessati da un accordo di conciliazione, vale a dire il 2,4% di quelli che hanno fatto domanda di mobilità.

Molti insegnanti hanno potuto tornare nella loro sede e hanno accettato un ambito territoriale più conveniente con la conciliazione “imposta” dal Miur. Nonstante ciò, molto spesso chi ha accettato la conciliazione si trova lontano da casa o è vittima delle conciliazioni fantasma, ovvero è ancora in attesa di una sede malgrado le rinunce effettuate. Pur non mancando la volontà di attuare la chiamata diretta, i ritardi si sono riversati sui lavoratori precari; è il caso, per esempio, dell’Ufficio Scolastico di Roma, dove non si conoscono ancora le date delle assegnazioni provvisorie e delle docenze. E’ necessario inoltre risolvere il caso dei docenti che sono ancora in attesa di conciliazione, i cui nominativi non compaiono né nell’elenco degli esclusi né delle domande accettate; come anche il paradosso dell’autonomia sulle conciliazioni per la scuola secondaria, per cui alcuni Uffici Scolastici conciliano e altri no. Il secondo fenomeno riguarda le graduatorie errate nell’attuazione delle procedure concorsuali. Con la pubblicazione dei risultati molti docenti devono trasferirsi al Nord a fronte di docenti che, seppur con punteggio inferiore, prenderanno servizio in province meno lontane.

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