Giulio Regeni, lo striscione il rispetto. Breve cronistoria.

Amnesty International e La Repubblica lanciano la campagna “Verità per Giulio Regeni” nello scorso febbraio, per far sì che l’omicidio del giovane ricercatore italiano non finisca per essere dimenticato, catalogato tra le tante “inchieste in corso” o peggio, collocato nel passato da una “versione ufficiale” del governo del Cairo. Da allora, la scritta nera su sfondo giallo è diventata la richiesta di tanti enti locali, dei principali Comuni italiani, delle università e di altri luoghi di cultura del nostro Paese che hanno esposto questo striscione o comunque un simbolo che chiede a tutti l’impegno per avere la verità sulla morte di Giulio. Compare spesso anche sulle auto dei privati, sui balconi delle case, sulle giacche sotto forma di spilla.

Sabato 20 febbraio il Comune di Trieste (allora governato dal centro-sinistra) espone lo striscione giallo “Verità per Giulio Regeni” sulla facciata del Municipio, in piazza Unità d’Italia. Esporre quel cartello sul Comune di Trieste è tanto più giusto e doveroso: Giulio era nato e aveva studiato a Trieste, prima di prendere le vie di altissima formazione nel mondo (New Mexico, Istituto regionale di Studi Europei sul Medio Oriente, laureato a Oxford, dottorando a Cambridge).

A 6 mesi dalla tragedia, è ancora un triste ma importante refrain in tutta Italia ed Europa, per non abbandonare all’oblio una vicenda dolorosa e ingiusta, per non lasciare soli i genitori e la sorella di Giulio, i suoi amici, il suo mondo.

La prima settimana di ottobre 2016 è un periodo cruciale per Trieste: ha luogo, infatti, la “Barcolana“, una regata di barche a vela cimagehe richiama gli appassionati del mare da tutto il mondo con le loro oltre 1700 barche piccole e grandi e circa 350mila presenze in città. Trieste diventa una vetrina, è il centro di un mondo. Lo striscione giallo di piazza Unità è ben visibile, potrebbe essere ripreso dai canali nazionali e internazionali che seguono la manifestazione.

Mercoledì 5 ottobre i capigruppo di maggioranza del Comune di Trieste (oggi governato dal centro-destra di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e Lista Dipiazza) presentano una mozione urgente per togliere il famoso striscione giallo. La motivazione è: «L’eccessivo prolungamento dell’affissione determina una sorta di assuefazione visiva da parte dei cittadini, pertanto la permanenza sine die dello stesso non aggiungerebbe in tal contesto alcuna attenzione e di conseguenza non porterebbe alcun giovamento all’intento mediatico che ci si prefigge di ottenere, se non l’effetto di indurre a ritenere il manufatto in questione un mero “ornamento” a scapito del reale significato simbolico che a questo si deve dare».

Giovedì 6 ottobre. La Giunta comunale fa levare lo striscione dal Comune di Trieste.

Venerdì 7 ottobre. “Il Piccolo”, quotidiano di Trieste, esce con la prima pagina gialla e la scritta “Verità per Giulio Regeni”; l’editoriale del direttore Enzo D’Antona spiega che, poiché il caso di Regeni è ancora una ferita aperta nel cuore dell’Italia, togliere il manifesto significa abbandonare una battaglia ancora in corso, arrendersi, scegliere di dimenticare. Quella scritta ha un significato simbolico, che riafferma un bisogno di libertà, democrazia, diritti umani.

Il sindaco di Trieste afferma: «Lo striscione per Giulio Regeni era un dente cariato, me lo sono levato e ora non ci sono più problemi». I capigruppo ritirano la mozione. La polemica si allarga a livello nazionale.

Sabato 8 ottobre. La presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, appende a un balcone del Palazzo del Lloyd Adriatico, sede della Regione che si affaccia su piazza Unità a Trieste, lo striscione giallo di Amnesty International con la scritta “Verità per Giulio Regeni”.

trieste_675-2Lunedì 10 ottobre. Nell’Aula del Consiglio Comunale di Trieste scoppia un forte battibecco tra maggioranza e opposizione a proposito dello striscione, scatta una zuffa. All’esterno del palazzo, in piazza Unità d’Italia si riunisce una folla di circa mille manifestanti che chiede di rimettere lo striscione al suo posto. Il sindaco di centro-destra Roberto Dipiazza ribadisce che questo non avverrà.

Si mobilita il mondo della cultura: da Andrea Camilleri a Ezio Mauro, da Demetrio Volcic a Gian Antonio Stella e molti altri ancora, tutti chiedono che quello striscione ritorni al suo posto. Addirittura l’ex Governatore della Regione di centro-destra, Renzo Tondo, propone al sindaco del suo stesso colore di intitolare una via o una piazza a Giulio Regeni, ma il sindaco rifiuta.

Martedì 11 ottobre. Insorgono altri esponenti del mondo intellettuale e culturale: da Emanuele Macaluso a Moni Ovadia, da Ottavia Piccolo a Piera degli Esposti, a Silvio Orlando e altri.

Il sindaco di Trieste annuncia: “Celebrerò le unioni civili, nonostante mi fossi detto obiettore”.

Giovedì 13 ottobre. Il Comune di Fiumicello (in provincia di Gorizia) dove vive la famiglia di Giulio annuncia che esporrà bandiere a mezz’asta e lo striscione giallo di Amnesty “Verità per Giulio Regeni” su tutti gli edifici istituzionali presenti sul territorio comunale, finché non sarà giunta piena verità e giustizia sulla morte di Giulio.

Seguono aggiornamenti.

 

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