Il Partito democratico ha compiuto nove anni. Ecco com’è oggi.

A nove anni dall’impegnativa nascita, il Partito democratico sembra attraversare una piccola flessione, diviso tra una minoranza che si fa chiamare ‘di sinistra’ e una maggioranza strettamente legata al segretario Matteo Renzi. Era il 14 ottobre 2007 e il Pd contava 378.187 iscritti (l’anno scorso erano 385.320). Prima di arrivare alla fusione, Ds e Margherita persero diversi “pezzi per strada”, dopo i rispettivi ultimi congressi avvenuti nell’aprile 2007. Fabio Mussi con il suo ‘correntone’ e Gavino Angius a sinistra. Lamberto Dini e Gerardo Bianco dall’altra parte. Ma i Democratici di sinistra con Piero Fassino e la Margherita di Francesco Rutelli procedettero dritti verso quello che doveva essere il partito erede dell’Ulivo.

Ad oggi sono stati cinque i segretari: Walter Veltroni (vinse le primarie di ottobre 2007 con 3.554.169 voti); Dario Franceschini (dopo le dimissioni di Veltroni fu eletto con 1047 voti dall’assemblea nazionale nel febbraio 2009); Pier Luigi Bersani (255 189 voti pari al 55,13% alle primarie dell’ottobre 2009, seguito da Dario Franceschini con 171 041 voti pari al 36,95% e da Ignazio Marino con 36 674 voti pari al 7,92%); Guglielmo Epifani (eletto nel febbraio 2013 dall’assemblea del partito con 458 voti); e, sempre nel 2013, Matteo Renzi con il 67,55% dei voti, l’8 dicembre, vince le primarie. Nel 2017 il nuovo congresso stabilirà il prossimo segretario. A sfidarsi si sa già che ci saranno Matteo Renzi, Roberto Speranza – in rappresentanza dei Riformisti di sinistra – e il governatore della Toscana Enrico Rossi. Divisione del ruolo di presidente del Consiglio da quello di segretario e politiche più di centrosinistra sono i due argomenti rivendicati dalla minoranza che appare al suo interno molto variegata. Anche se Matteo Renzi ha vinto tre anni fa nel solco della “rottamazione” e dell’addio alle correnti queste si sono riproposte anche nel Pd post 2013. C’è ReteDem, nata dai parlamentari lasciati orfani da Pippo Civati fuoriuscito dal Pd per fondare ‘Possibile’. Poi c’è ‘Sinistra è cambiamento‘ che fa capo al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, Cesare Damiano e Matteo Mauri. I ‘Giovani Turchi‘ del presidente Pd Matteo Orfini e che vede al suo interno anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando e deputati promettenti come Tonino Moscatt. Poi ci sono i cosiddetti ‘ex Dc‘ con il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Ma Soltanto due sono le correnti virulente; Sinistradem di Gianni Cuperlo e Sinistra riformista di Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani. Va per conto suo, Massimo D’Alema che ha la tessera del Pd e sta conducendo una battaglia serrata contro la riforma costituzionale Renzi-Boschi a cui il premier ha legato la sopravvivenza del governo. Sul destino del Pd pende il risultato elettorale del referendum del 4 dicembre. Se vincerà il Sì, voluto dal premier-segretario, la scissione interna al Pd sarà più che una possibilità. Se invece vincerà il No, la minoranza ha già detto che aspetterà il congresso per far sentire tutto il suo peso e vincere la segreteria del partito. Che la temperatura dentro il Pd sia vicina allo zero, lo fanno capire anche i commenti su twitter. Gli auguri di compleanno sono stati fatti alla comunità dem dai vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani e dal presidente Orfini col capogruppo dei deputati Ettore Rosato, che parlano di “comunità vera“. Nulla ancora sui profili social degli esponenti della minoranza e stranamente in quello del premer- segretario.

Otto Fiori

 

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