Le discriminazioni nello sport: Antigone presenta dossier

Un progetto di integrazione lanciato alcuni anni fa dalle associazioni Progetto Diritti e Antigone: una squadra di calcio composta da immigrati, detenuti o ex detenuti e studenti universitari. In base all’esperienza fatta, questa mattina la coordinatrice nazionale del progetto Susanna Marietti ha presentato alla Camera il dossier “La discriminazione nel calcio” che mette in evidenza le discriminazioni della burocrazia e nelle regole di accesso allo sport italiano. Presenti in conferenza stampa il regista Alessandro Marinelli, già vincitore del premio Ilaria Alpi, che ha girato un film sul progetto, portando la sua testimonianza video sul problema dell’immigrazione, e Niang, uno dei giocatori della squadra, senegalese ed ex-giocatore nel suo paese.

Il dossier, spiega Carolina Antonucci dirigente della squadra, enuncia le difficoltà nel tesserare gli atleti stranieri (la squadra compete in terza categoria) in particolare per i richiedenti asilo e per i minori. “E’ quasi impossibile che un richiedente protezione umanitaria possa effettivamente giocare nel campionato, una situazione paradossale poiché il soggetto ottiene un permesso temporaneo che non gli permette di finire il campionato e non riesce ad avanzare la richiesta di tesseramento – dichiara la Antonucci -. Questa persona può ottenere assistenza sanitaria e lavorare ma non giocare in campionato, perdendo un anno di attività sportiva.”

Non solo insulti e striscioni razzisti allo stadio, quindi, ma anche una “burocrazia inspiegabile e ridondante”: una messe di documenti e permessi, richiesta da Lega Nazionale Dilettanti e Figc per il tesseramento dei calciatori e delle calciatrici minorenni e maggiorenni, rende difficile ai giovani migranti giocare a calcio.

Paolo Beni, deputato della Commissione di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, dei migranti, evidenzia come questo sia un esempio di descriminazioni “subdole”, dovute alla deliberata volontà di isolare, scavalcando le leggi dello Stato e agendo tramite sistemi burocratici e mette in atto un piano di cittadinanza di serie A e di serie B. Discriminazioni di certo non meno gravi sulla pelle di chi subisce. Giulio Marcon, parlamentare di SEL, lancia la proposta di proporre un atto ispettivo per chiedere al Governo come intende superare queste problematiche.

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