Cosa prevede la legge del M5S per ridurre gli stipendi dei parlamentari

Acceso dibattito ieri alla Camera sulla proposta di avanzata dalla deputata M5s Roberta Lombardi “Modifiche alla legge 31 ottobre 1965, n. 1261, concernenti il trattamento economico e previdenziale spettante ai membri del Parlamento” (2354). Accuse reciproche, battute, rendicontazioni e rinfacci: chi ha seguito il dibattito in Aula ha assistito a un duro scontro tra Pd e M5s che sarà (ma è già da tempo) il tema della campagna elettorale.

Nello specifico, si legge da un articolo de Il Post,il DDL prevede la riduzione del 50 per cento della parte fissa dello stipendio dei parlamentari, la cosiddetta indennità, che da un lordo di 11 mila euro al mese scenderebbe a circa 5 mila euro” (il netto quindi dovrebbe passare da poco più di 5 mila a circa 2.500 euro). La proposta interviene anche sulla diaria di 3.500 euro al mese che i parlamentari ricevono per affrontare le spese di soggiorno a Roma – che verrà assegnata solo ai parlamentari che non risiedono a Roma – e sui rimborsi spese, che, un totale di circa 2.500 euro al mese, che dovranno essere tutti rendicontati e non saranno più pagati automaticamente.”

cvns-bswiaaqlil“Non si tratta di una proposta eccessivamente radicale: nel migliore dei casi, un parlamentare non residente a Roma che riesce a rendicontare il massimo delle varie tipologie di rimborsi possibili, passerà dal ricevere un totale di 11 mila euro al mese a circa 8.500 euro al mese. Secondo i calcoli fatti dai promotori della legge, il risparmio prodotto potrebbe arrivare fino a 87 milioni di euro all’anno, di cui 61 milioni provenienti dal taglio delle indennità a Camera e Senato e altri 25 circa dalla riduzione di diaria e rimborsi (ma questa componente è ovviamente difficile da misurare, visto che dipenderà dalle scelte dei singoli parlamentari). Beppe Grillo ha promesso di essere in aula e di assistere alla discussione, mentre il suo blog ha lanciato un appello per organizzare una manifestazione davanti al Parlamento.”

Curiosa, e alquanto inapplicabile la controproposta del capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, che ha parlato di “un emendamento proposto dal suo partito che contiene un’idea originale: assegnare ai parlamentari un’indennità pari allo stipendio che percepivano al momento della loro elezione.” Si prevede che oggi, durante il proseguimento del dibattito in Aula, ci sarà la presenza di Grillo nei loggioni.

“Dal lavoro della commissione – continua Il Post – e da altri studi sembra però di poter arrivare almeno a delle conclusioni parziali. Gli stipendi dei parlamentari italiani, considerando tutto e al netto delle tasse, ammontano a circa 11 mila euro al mese e sembrano più o meno in linea con quelli degli altri grandi paesi europei. Considerando il minor costo della vita in Italia rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, è probabile che gli italiani risultino effettivamente più pagati dei loro colleghi, ma non si tratta di differenze notevoli. Il costo che appare fuori scala in Italia è quello del parlamento nel suo complesso, e in questo bilancio il costo per indennità e vitalizi dei parlamentari rappresenta una frazione del totale. In Italia il parlamento costa circa 1,4 miliardi ogni anno. Nel Regno Unito il costo è di circa 410 milioni di euro, in Francia di 800. Il Congresso americano è uno dei pochi a costare di più, con circa 1,8 miliardi di euro: dividendo il costo per il numero di abitanti del paese, però, emerge chiaramente come quello del parlamento italiano sia effettivamente uno dei più alti al mondo.”

Nella XVII^ legislatura la Camera ha apportato tagli evidenti e senza precedenti, di cui avevamo già parlato in questo articolo.  Per il funzionamento della Camera, infatti, il bilancio dello Stato ha risparmiato 270 milioni di euro nel nel triennio 2013-2015 con una spesa prevista per il 2016 si attesta a 965,8 milioni di euro, inferiore di 20,8 milioni di euro rispetto all’anno precedente.

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