Basi militari, una proposta per una maggiore legalità internazionale

di Marta Donolo

Audizione di esperti sulle basi militari in Commisisone Esteri questa settimana alla Camera. L’audizione si inserisce nell’ambito della proposta di iniziativa popolare su “Trattati internazionali, basi e servitù militari”.

Il professore Natalino Ronzitti, esperto di diritto internazionale e comunitario audito in Commissione, ha evidenziato che le disposizioni del Titolo I dovranno essere revisionate in conformità alla normativa di riferimento, quali la Costituzione italiana, la Convenzione di Ginevra del 1949 e la Convenzione di Vienna del 1969; e in conformità alla normativa riguardante il divieto di ratificare accordi sulle armi nucleari, batteriologiche e chimiche.

Le controversie normative riguardano il fatto che i trattati militari in Italia non consentono di stipulare accordi segreti ma sono tuttavia possibili accordi in versione semplificata che hanno come oggetto il “segreto di Stato”, che potrebbe quindi rivestire una qualifica di accordo segreto; anche il passaggio inoffensivo nelle acque territoriali internazionali di navi da guerra in possesso di armi di distruzione pone problemi agli strumenti di conciliazione bilaterali esistenti in caso di contrasti e le stesse operazioni militari considerate di peace keeping comportano importanti conseguenze politiche.

L’aspetto politico è stato in seguito trattato dal Professore Luciano Bozzo, docente di Relazioni internazionali all’università di Firenze, che ha sottolineato come l’imprevedibiltà dell’evoluzione del sistema geopolitico – come l’apertura alla Cina agli investimenti esteri, il processo delle primavere arabe e i flussi migratori in atto -, necessiti di un quadro internazionale stabile di politica estera di sicurezza. Il sistema è invece caotico e l’incertezza crea una crisi di fiducia, di identità e di autorità, che spiega in parte l’attuale nazionalismo. La proposta di legge definisce le ragioni di adesione alla Nato come “esaurite” e la possibilità di non adesione si pone in un rapporto di causa effetto con la situazione presente, sollevando allo stesso tempo pericoli di unilateralismo e isolamento per i paesi coinvolti.

Nella proposta sono dunque state inserite varie finalità, a partire della maggiore responsabilità del Parlamento piuttosto che del Presidente della Repubblica nel processo di approvazione dei trattati, la possibilità che l’Italia esca dall’alleanza Atlantica e il risvolto ambientale delle servitù militari durante il trasporto di uranio impoverito fino ad arrivare al disarmo completo dell’Italia. Rimane una situazione di criticità di un area esposta a tutte le crisi del sud-est del Mediterraneo meridionale e del peso sempre maggiore di Russia, Cina e Brasile nella scacchiera internazionale. L’Italia è di fatto un paese “ponte” a livello strategico, le cui alleanze sono garantite da un capitale industriale, mentre la nuova proposta di legge pone limiti alla ricerca in campo militare. Il testo normativo è dunque l’occasione di capire chi fa cosa tra Onu, Nato e U.E., di ragionare su una maggiore trasparenza e controllo delle quote di sovranità e di dare una interpretazione estensiva del concetto di legalità internazionale.

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