Concluso il governo Renzi. E ora? Lo scenario.

Sancito l’esito elettorale referendario col  40,89 per cento del si e il 59,11 del no alla Riforma Costituzionale, il fatidico “giorno dopo” si presenta con l’opposizione al governo festante e con le ormai vicine consultazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i leader di partito ed i presidenti dei gruppi parlamentari: prassi che mira ad individuare un Presidente del Consiglio che abbia maggiore condivisione possibile.  Dopo il Consiglio dei Ministri del pomeriggio, il premier Matteo Renzi si recherà al Quirinale per le dimissioni ufficiali, già anticipate questa notte dopo dopo la Mezzanotte. Come da consuetudine, il Presidente della Repubblica accetterà le dimissioni del Governo Renzi e gli chiederà di restare in carica per occuparsi dei cosiddetti “affari correnti” fino all’insediamento del nuovo esecutivo.

Ma è anche la legge di bilancio a tenere banco. Dopo il via libera della Camera, infatti, ora il passaggio al Senato del testo dipenderà dalle decisioni che il presidente della Repubblica e il premier uscente concorderanno e formalizzeranno. Da quanto si apprende da ambienti parlamentari e ancor più alla luce del sollecito del Colle, che a metà giornata ha sottolineato con forza la “necessità del rispetto da parte delle istituzioni delle scadenze in campo”, quanto sembra profilarsi è una rapida approvazione della legge così come varata dalla Camera, lasciando al prossimo esecutivo il compito di provvedere a quella correzione di 1,6 miliardi di euro fortemente richiesta dalla Ue e su cui non sembrerebbe voler recedere. Dal punto di vista procedurale questa soluzione darebbe risposte alle molte questioni che il precipitare della situazione politica lascia sul terreno. La legge di bilancio, infatti, è una legge squisitamente politica e non trova spazio nell’ordinaria amministrazione che rientrerebbe nelle possibilità di un esercizio provvisorio, laddove Renzi confermasse le proprie dimissioni immediate da Palazzo Chigi. Non approvare la manovra nei tempi richiesti, cioè entro la fine dell’anno, comporterebbe conseguenze politiche ed economiche di portata non immaginabile. Una soluzione percorribile, come si è insistentemente profilato fin dalla mattinata, è quella che si sostanzierebbe nel “congelamento” della dimissioni di Renzi da capo del governo, per il tempo necessario al varo della legge di bilancio, a fine dicembre. Un percorso che tra l’altro trova sponda nel precedente del governo Monti. Nel 2012 il professore annunciò le sue dimissioni irrevocabili, “politiche”, l’8 dicembre, formalizzandole però soltanto il 21 dello stesso mese, appena approvata la finanziaria. A rendere politicamente praticabile questa strada ci sarebbe infine l’appoggio politico della maggioranza, tanto nella componente Pd quanto da parte di Ap, almeno a Palazzo Madama.

Se la crisi di queste ore dovesse sfociare in un governo che abbia la legge elettorale come mission prioritaria, il dopo Italicum – invece – non sarebbe una passeggiata. Almeno ai blocchi di partenza, le forze politiche caldeggiano soluzioni alquanto diverse. Con una articolazione di fondo: maggioritario o ritorno al proporzionale. Nel Pd, sebbene con proposte diverse, sono tutti per uno schema maggioritario che preveda insomma un premio di “governabilità” o “stabilità”, come lo si vuole chiamare, per la coalizione vincente. Questo prevedono sia la bozza Cuperlo, che l’Italikos dei “giovani turchi” ed anche il Mattarellum 2.0 dei bersaniani. Ci sarebbe anche un’altra proposta che arriva dal circuito renziano e che, in un primo momento, si era pensato di rendere pubblica prima del referendum. Ipotesi poi accantonata. Si tratterebbe di una legge che prevede un mix tra seggi assegnati con i collegi uninominali e con il proporzionale con un premio di maggioranza attorno al 15 per cento. Forza Italia, M5S e Sinistra Italiana sono invece schierate su un ritorno al proporzionale. I 5 Stelle hanno una loro proposta ad hoc, il Democratellum, un proporzionale corretto. Tuttavia, c’è una novità delle ultime ore: Italicum anche al Senato. “Ora – dicono Vito Crimi e Danilo Toninelli- ci troviamo con due leggi elettorali tra Camera e Senato molto diverse. Alla Camera è l’Italicum. La nostra soluzione è applicare la stessa legge al Senato su base regionale. È sufficiente aggiungere alcune righe di testo alla legge attuale per farlo e portarla in Parlamento per l’approvazione”. Per quanto riguarda la Lega, Matteo Salvini dice da tempo che per il Carroccio va bene qualunque legge, purché si vada a votare”.

Sul probabile prossimo esecutivo altra alternativa potrebbe essere quella di un governo “del Presidente”, guidato da una figura istituzionale come il presidente del Senato Pietro Grasso, seconda carica dello Stato. Uno snodo importante per capire con quale proposta il Pd si presenterà al Quirinale è la riunione della direzione del Pd, convocata per mercoledì alle 15. Sarà quello il momento per capire come cambieranno gli equilibri interni al partito, ma non solo, dopo la sconfitta referendaria. Vedremo.

Commenta

commenta

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi