Cyberbullismo: l’ok del Senato riporta alla prima lettura

Il Senato ha approvato con modifiche il disegno di legge relativo alla prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, su cui era già arrivato il via libera della Camera nel settembre scorso e un primo ok dal Senato nel maggio 2015. Com’è noto, il provvedimento riguarda un tema fondamentale per i minori che sono maggiormente esposti a casi di bullismo, umiliazioni e derisioni per via informatica. Tali episodi provocano danni gravissimi alla psiche, all’evoluzione, allo sviluppo armonico della loro personalità e purtroppo, talvolta, possono sfociare in esiti tragici.

La terza lettura del Senato si è configurata, in particolare, per il ritorno all’impostazione originaria del primo testo, ponendo l’accento sul fenomeno scolastico educativo limitato ai minori e alle fattispecie di bullismo concentrate sulla rete. L’obiettivo è quindi quello di rafforzare il sistema preventivo scolastico, con la possibilità di campagne informative ad hoc e l’individuazione di referenti scolastici presenti in ogni scuola, puntando quindi più sull’importanza di una rete preventiva e educativa, piuttosto che sull’aumento delle pene.

Infatti, dal punto di vista legislativo, il cyberbullismo è già un reato, sebbene non tipicizzato, al quale afferiscono fattispecie di reato presenti nel codice penale. Alcune delle azioni previste dalla norma, inoltre, sono state introdotte nelle linee di orientamento, di prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo emanate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Senza dimenticare che lo stesso MIUR, con la legge n. 107 del 2015, ha introdotto lo sviluppo delle competenze digitali dello studente, con particolare riguardo al pensiero computazionale, all’utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media, nonché alla produzione e ai legami con il mondo del lavoro.

Di conseguenza, è riemersa la necessità di un intervento del legislatore per delineare un quadro fondamentale di politiche educative che possano maggiormente prevenire tali fenomeni e garantire un quadro teorico più circoscritto, che consenta agli attori sociali di mettersi in rete ed elaborare politiche attive. Vanno stimolate, pertanto, la prevenzione, l’educazione, l’informazione e la diffusione della consapevolezza negli adolescenti, i quali spesso non hanno la percezione della gravità dei fatti compiuti: da questo punto di vista, i soli strumenti repressivi, peraltro già esistenti, non risultano sufficienti, perché non riguardano strettamente l’ambito scolastico.

In questi anni di emersione del fenomeno, si è rafforzata l’idea della necessità di una norma a tutela della dignità e dei diritti dei minori in rete, per costruire un nuovo principio di cittadinanza digitale. La scuola in questo campo ha, come ovvio, un ruolo fondamentale, in quanto deve educare le nuove generazioni ai valori fondanti della società, a partire dal rispetto e dall’antidiscriminazione. Questo provvedimento va proprio in questo senso. Con il passo del bicameralismo paritario (non abolito), si attende ora l’ulteriore lettura della Camera, auspicando che essa abbia luogo prima della fine di una legislatura a dir poco movimentata.

 

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