Una proposta di legge per l’abolizione totale dei vitalizi

Ha fatto parecchio discutere la dichiarazione di Matteo Renzi sulla questione vitalizi. Il segretario del Pd aveva inviato un messaggio a Giovanni Floris, reso pubblico dal conduttore: “Per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso. L’unica cosa è evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo”. Una frase che lascia parecchi dubbi, poiché Renzi sa perfettamente i vitalizi non sono previsti per coloro che sono stati eletti dalla legislatura iniziata nel 2013 e successive.

E’ invece previsto il versamento dei contributi previdenziali per il parlamentare che porta a termine una legislatura intera. Al compimento dei 65 anni viene data di diritto una pensione di circa 900 euro mensili. Se la sdfsdfsdlegislatura venisse interrotta prima di 4 anni, 6 mesi e 1 giorno (in questo caso la data è prevista per il 15 settembre 2017), i parlamentari perderebbero la possibilità di ottenere questa pensione, cancellando i contributi versati che rimarrebbero nelle rispettive casse della Camera di appartenenza.

Il messaggio di Renzi è probabilmente una scelta comunicativa in vista delle prossime elezioni politiche. Lo stesso ex-premier aveva già dichiarato infatti a Porta a Porta: “Io faccio parte di una generazione di politici che è senza vitalizio. Ma i nostri genitori politici di vitalizi arrivavano ad averne anche tre. Credo sia una vergogna.”

A questo proposito, torna prepotentemente di moda la proposta di legge di Matteo Richetti, parlamentare PD, per l’abolizione totale dei vitalizi per tutti i parlamentari e consiglieri regionali attuali, passati e futuri. Il testo è stato depositato il 9 luglio 2015 e si trova ancora in Commissione. Il progetto di legge prevede il ricalcolo per tutti con il sistema contributivo, sommando il montante contributivo versato con i coefficienti della legge ‪‎Fornero‬, così come per tutti i lavoratori.

Aveva chiarito Richetti alla presentazione della proposta: “L’ho fatto in Regione ‪‎Emilia Romagna‬, appena eletto Presidente dell’Assemblea anni fa, rinunciando per primo all’assegno vitalizio. Lo faccio da Parlamentare, sapendo che tanto è stato fatto, che oggi questo privilegio non esiste più per chi viene eletto, ma ritenendo inaccettabile che si continuino a pagare cifre spropositate senza alcun collegamento con quanto versato.”

Matteo Richetti, emiliano classe ’74, ha fatto parte dei cosidetti Rottamatori della prima fase renziana nel Partito Democratico. Richetti era stato al centro i polemiche relative alle “spese pazze” del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna dal quale fu scagionato. Le conseguenze politiche però furono un allontanamento dall’ex-premier, il quale di recente lo ha “recuperato” durante la campagna per il Sì al referendum del 4 dicembre.

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