Senato e Camera. I provvedimenti di questa settimana.

di Otto Fiori

Durante questa settimana è proseguito, in commissione Affari costituzionali al Senato, l’esame del decreto Milleproroghe. Ieri Governo e il relatore Stefano Collina (Pd) hanno depositato un pacchetto di emendamenti. “Poverty trust“, Ires e Irap, magistrati e amianto sono alcuni dei temi delle proposte di modifica. Tra quelli presentanti dall’esecutivo uno riguarda la partecipazione dell’Italia al Fondo monetario internazionale, un altro la proroga dei prestiti a favore del “poverty trust“, rinvio dei modelli Ires e Irap, le erogazioni a eredi per mesotelioma (gli ex lavoratori dell’amianto), comunicazioni del datore di lavoro sugli infortuni sul lavoro, comunicazioni Iva, il termine temporale per la prima sede dei magistrati di prima nomina (che passa da quattro a tre), la proroga del programma statistico nazionale 2014/2016. Ci sono altre proposte allo studio del Governo che potrebbero essere presentate la prossima settimana: una riguardare la bolletta elettrica, un altro il termine per il recupero del conguaglio delle pensioni e, il terzo, la proroga del contratto di programma di Rfi. Sempre la prossima settimana, probabilmente martedì, dovrebbero iniziare le prime votazioni. Mentre il 13 febbraio potrebbe approdare in aula.

Rimanendo al Senato, martedì l’assemblea ha licenziato il disegno di legge sul cyberbullismo, che ora torna alla Camera per la seconda volta. Con il passaggio a Palazzo Madama il ddl ritorna al suo impianto originario e si applica ai soli atti di prevaricazione in rete. I senatori, infatti, hanno espunto dal testo le norme più repressive. Inoltre, sempre restringendo il campo di applicazione, il testo riferisce le norme ai soli comportamenti tra minorenni. Sempre al Senato, si sono svolte le prime audizioni sui decreti legislativi Buona scuola. La Cgil ha detto, nel suo intervento, “che nella delega sul diritto allo studio, non essendoci né gli investimenti, né le condizioni per mettere gli enti locali in una fase propositiva di obbligo di mettere in piedi il sistema che si prevede, rischia di non avere storia, viste le condizioni degli enti locali, e il continuo richiamo al fatto che non debbano esserci oneri aggiuntivi, che tutto vada fatto in vigenza delle disposizioni di bilancio pubblico“. Mentre per la Cisl il percorso di formazione dei docenti previsto dalla nuova legge, “con le varie tappe nel triennio dopo la laurea magistrale, e il personale che avrà un suo titolo di specializzazione sul sostegno” è troppo lungo.

Passando alla Camera. L’assemblea ha licenziato il ddl delega Fallimenti, in esame in prima lettura. Ora il testo passerà al Senato. La procedura di liquidazione giudiziale sostituisce l’attuale disciplina del fallimento. Dominus sarà il curatore, con poteri decisamente rafforzati: accederà più facilmente alle banche dati della Pa, potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali, sarà affidata a lui (anziché al giudice delegato, cui si può eventualmente proporre opposizione) la fase di riparto dell’attivo tra i creditori. Ci sarà però una stretta sulle incompatibilità. La procedura di liquidazione viene potenziata escludendo l’operatività di esecuzioni speciali e di privilegi processuali e limitando la possibilità di azioni di inefficacia e revocatorie. Infine, accertamento del passivo improntato a criteri di snellezza e concentrazione; massima trasparenza ed efficienza quanto alla liquidazione dell’attivo; misure acceleratorie per la rapida chiusura della procedura. Per anticipare l’emersione della crisi d’impresa e facilitare una composizione assistita, viene introdotta una fase preventiva di allerta che può essere attivata direttamente dal debitore o d’ufficio dal tribunale su segnalazione (obbligatoria per fisco e Inps) dei creditori pubblici. In caso di procedura su base volontaria, il debitore sarà assistito da un apposito organismo istituito presso le Camere di commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori. Se la procedura è dufficio, il giudice convocherà immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore e affiderà a un esperto l’incarico di risolvere la crisi trovando un accordo entro 6 mesi con i creditori. L’esito negativo della fase di allerta è pubblicato nel registro delle imprese. L’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali (non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali). Dalla procedura d’allerta sono escluse le società quotate in borsa e le grandi imprese.

E ancora: sempre alla Camera è proseguito, in commissione Affari sociali, l’esame della proposta di legge sul Testamento biologico. In una delle sedute si è acceso il dibattito tra i gruppi sulla opportunità di mantenere nel testo la possibilità per il paziente di decidere se interrompere nutrizione e idratazione artificiale, uno dei punti più dibattuti della proposta di legge. Ad aprire la discussione è stato un emendamento proposto dal presidente della commissione Mario Marazziti (Des-Cd) e poi sottoscritto da diversi deputati centristi e di centrodestra. L’emendamento riscriveva la parte del comma 5 del primo articolo del testo unificato che conteneva proprio la possibilità, per il paziente, di interrompere il trattamento sanitario, “ivi inclusa la nutrizione e l’idratazione artificiale“. L’emendamento Marazziti interveniva sull’impianto della pdl attraverso due modifiche: l’inserimento del diritto “ad un adeguato sostegno psicologico”; e l’interruzione dei trattamenti consentita “ove gli stessi si manifestino non più proporzionati, anche tenendo conto” di quanto espresso dal paziente (quest’ultima parte andrebbe a sostituire proprio la parte sulla idratazione e la nutrizione artificiale).

In I commissione poi si è svolto ieri un ufficio di presidenza per calendarizzare le proposte di legge per la riforma della legge elettorale. Le pdl saranno incardinate il 9 febbraio, ma l’esame vero e proprio arriverà dopo le motivazioni della sentenza sull’Italicum della Corte costituzionale. In aula, ha deciso la capigruppo, il testo dovrà arrivare il 27 febbraio, se concluso l’esame in commissione. In aula prima e in commissione Affari costituzionali alla Camera è intervenuto in settimana il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Sul tema della prescrizione, di cui ha parlato rispondendo a un’interrogazione M5s, ha ribadito che “c’è un’urgente necessità di una revisione organica della disciplina. Tali istanze sono state affidate” al ddl Penale – ha aggiunto – “di cui anche in sede Ocse si è auspicata la più rapida approvazione“. In commissione, invece, è tornato a parlare di terrorismo e del rischio radicalizzazione in Italia. “Lo sviluppo del terrorismo internazionale – ha detto Orlando – si è evoluto in una duplice direzione: da un lato alcune inchieste hanno rilevato la presenza nel nostro territorio di frammenti di gruppi organizzati attivi in Nord Africa, nel Medio Oriente e nel sub continente indiano; dall’altro è stata identificata una scena jihadista autoctona, caratterizzata da elementi di forte eterogeneità sia nei profili demografici, sia nelle dinamiche di mobilitazione, che si sono sviluppate in parallelo all’affermarsi dello Stato islamico. A questi profili evolutivi si connettono i rischi maggiori“.

Infine, questa settimana si è svolta l’audizione del commissario europeo per la Migrazione e gli affari interni, Dimitris Avramopoulos, di fronte alle commissioni riunite Affari costituzionali, Esteri e Politiche Ue di Camera e Senat sui flussi migratori. Il commissario ha ricordato che nel 2016 circa 181.436 persone hanno raggiunto le rive italiane, “Nonostante queste cifre senza precedenti gli italiani sono stati all’altezza“. “Schengen è in pericolo“, ha aggiunto. “Molti politici in molti Stati membri cercano di rinchiudersi nei loro confini nazionali. A Bruxelles lavoriamo duro, il nostro obiettivo è sostenere i valori europei“.

Nelle scorse settimane si è svolto il primo confronto formale tra la ministra Marianna Madia, le Regioni e i Comuni sui decreti ‘correttivi’ della riforma della Pubblica amministrazione. La ministra della Pa si è presentata in Conferenza unificata intervenendo sul percorso da affrontare per raggiungere l”intesa’ sui decreti correttivi della riforma. I decreti correttivi sulle società partecipate, i cosiddetti ‘furbetti’ del cartellino e le nomine dei direttori di Asl e ospedali dovrebbero arrivare nelle prossime settimane. Tutti e tre necessitano dell”intesa’ con le Regioni (e non il semplice ‘parere’), ovvero la procedura rafforzata che richiede li via libera unanime dei governatori, in quanto la sentenza della Consulta ha puntato il dito proprio sulla procedura utilizzata per l’esame dei decreti attuativi da parte degli enti territoriali. Sempre per quanto riguarda i ‘correttivi’, il Governo studia alcune modifiche per quello sulle partecipate. Nel dlgs, infatti, potrebbe entrare il rinvio dei termini per il taglio delle spa statali e locali. Uno slittamento di cinque settimane, per dare tempo alle Pubbliche amministrazioni di predisporre il piano straordinario di razionalizzazione delle partecipate. L’idea è quella di spostare l’attuale scadenza (il 23 marzo) al 30 aprile. L’ipotesi è sul tavolo della Funzione pubblica dopo la richiesta arrivata dal Tesoro, che avrebbe voluto inserirla nel decreto Milleproroghe. Secondo fonti di Governo, però, la proroga entrerà nel provvedimento ‘correttivo’, necessario per salvare la riforma più generale dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla legge Madia.

Non solo, altre modifiche potrebbero riguardare la soglia di fatturato minimo richiesto alle società partecipate per rimanere in vita. Al momento è di un milione di euro in tre anni, ma le Regioni chiedono di dimezzarlo. Nel frattempo, il ministro della Funzione pubblica sta scrivendo la riforma del lavoro statale, attesa per metà febbraio in Consiglio dei ministri.

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