Emiliano si candida, Speranza va via. La direzione PD in diretta.

E’ appena iniziata la direzione del Partito Democratico nella sede del Nazareno, che nomina la Commissione che sancisce i tempi e i modi del congresso per eleggere il nuovo segretario. In gioco c’è la durata dell’attuale governo e l’esistenza stessa del PD, senza contare che il prossimo segretario sarà con tutta probabilità indicato premier alle prossime elezioni politiche.

In campo rimane il segretario appena dimessosi Matteo Renzi, assente dalla direzione, ma forte di un ampio consenso popolare e all’interno del PD che ne fa il più probabile vincitore. Tra i suoi “sponsor” sembra esserci ancora Dario Franceschini e ovviamente il “giglio magico” che ha lavorato con lui in questi anni. Anche l’ex-sindaco di Torino Piero Fassino continua sulla strada di Renzi, il quale sembra aver arruolato anche Walter Veltroni per dare voce alla necessità di coesione del partito.

Dall’assemblea di domenica scorsa pare chiara l’inversione di rotta di Michele Emiliano, il governatore della regione Puglia sembra deciso a non abbandonare il PD, lasciando la scissione nelle mani di Bersani e soci, e di candidarsi alla segreteria. Un giravolta davvero clamorosa visto che era a un passo dal lasciare il partito, infatti così dichiarava sabato: “Se andremo via ci ritroverete, ci ritroveranno sulla loro strada per costringerli a fare le cose giuste. Non costituiremo un soggetto avversario del Pd, ma un soggetto che non vedrà l’ora di ricongiungersi con il Pd”. Tra gli alleati sicuri il presidente della Commissione Bilancio alla Camera, Francesco Boccia.

La vera candidatura “alternativa” è quella del Ministro di Giustizia Andrea Orlando, che sembra avere chiuso per un asse di alleanza che include Gianni Cuperlo e Cesare Damiano. Orlando fa parte della corrente di Rifare l’Italia, presieduta dal senatore Verducci e che fa riferimento a Matteo Orfini, con il quale però il Guardasigilli è in aperta polemica, in particolare dopo la riunione di cui abbiamo parlato qui. Contro Orlando gioca il tempo, la sua sembra una candidatura valida sebbene non abbia i numeri di Renzi, ma troppo poco tempo per organizzarla in maniera incisiva.

Assente dalla direzione Roberto Speranza. Troppo violenti i suoi continui attacchi all’ex-premier e lo scontento nei suoi confronti da parte di una grossa fetta della base, lo portano lontano dal Nazareno. Chi lo seguirà fuori dal PD sarà probabilmente Pierluigi Bersani con l’appoggio di Massimo D’Alema, già al lavoro per creare un nuovo soggetto politico, sostenuti da circa 22 deputati e 14 senatori che gli permetteranno di costruire le fondamenta di un partito che appare comunque debole, non solo sul territorio ma anche a livello nazionale. I sondaggi li attestano a circa il 6-7% delle preferenze, ma l’esperienza dice che alla prova delle urne sarà molto difficile tenere questi numeri.

Il live della riunione.

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