Tra antiproibizionismo e liste ufficiali dei produttori di nuove droghe

L’onorevole Giovanni Paglia ha tenuto una conferenza stampa inerente l’antiproibizionismo, riportando così il tema alla luce del dibattito pubblico. L’antiproibizionismo riguarda la liberalizzazione e non il consumo di sostanze finalizzato al trattamenti delle dipendenze da sostanze psicotrope attraverso l’utilizzo di sostanze sostitutive. Nonostante nel ddl legalizzazione non si parli di uso terapeutico della cocaina si fa comunque un primo passo in questa direzione con il riferimento agli attacchi di cuore; l’uso terapeutico della cocaina, l’unico possibile, viene tuttavia impedito nel nostro paese, al contrario di altre sostanze legali molto pericolose, come tabacco, alcol e antidepressivi come ad esempio il Prozac. La ricerca odierna si concentra infatti su sostanze volte a diminuire la dipendenza da farmaci, in quanto il vero fattore del craving, la smania di sostanze, è la dopamina, mediatore chimico indispensabile al metabolismo cerebrale. Le sostanze psicoattive illegali conosciute possono essere eccitanti (anfetamine e cocaina), stimolanti (cannabis e d ectsay) o allucinanti (funghi). Il metadone, oppioide sintetico legalizzato, usato in medicina come analgesico volto a ridurre l’assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da sostanze, non riesce tuttavia a disintossicare dalla dipendenza psicologica dalle droghe.

L’approccio tradizionale del governo sulle vecchie e nuove droghe è quello di monitorare ogni sostanza presente negli «smart shop» (smart perchè non ancora ritenuta illegale). Appena identificata come pericolosa la sostanza diventa illegale, non tenendo presente il conseguente circolo vizioso che ne deriva, in quanto in questo modo si alimenta la creatività, da parte di attività criminose, nell’inventare sempre nuovi preparati tossici. Secondo l’Onu, al momento nel mondo circolano nuove 250 sostanze, mentre in Europa sono state inventate solo nel 2016, 73 nuove sostanze (erano 24 nel 2009, Europol). Le nuove droghe sintetiche, infatti, sono concorrenti ancor più pericolose in quanto hanno nomi tecnici e colori accattivanti (come la cocaina nera) e si comprano online da siti specializzati e forum che ne descrivono le caratteristiche, come la visione di frattali a occhi aperti, senza però avvisare sui pericoli e le sconosciute reali conseguenze sulla salute. Queste sostanze euforizzanti e psichedeliche vengono travestite da sali da bagno o concimi per piante. Inoltre, il nome cannabinoide trae in inganno i giovani consumatori, che non sono a conoscenza del fatto che queste sostanze contengono meno quantità di molecola che ha però un principio attivo anche di cento volte più forte di sostanze psicotrope classiche. E le conseguenze sulla salute sono devastanti: effetti psichiatrici che perdurano nel tempo, disordine neurologico, perdita del controllo e irascibilità. I danni irreversibili da psicosi raggiungono il del 50% dei casi; essendo sostanze sconosciute ( e illegali) in ospedale non si hanno i reattivi per poterle individuare e i sintomi sono difficilmente interpretabili.

In Italia il Centro antiveleni più importante, a Pavia, è diventata una eccellenza per l’individuazione delle smart drug, provenienti da Cina, Spagna, Sud e Centro America, Russia ed ex blocco sovietico, paesi che esportano queste nuove sostanze come se fossero semplici reagenti chimici. Un paese avanzato come il nostro che decide di copiare gli Stati Uniti e diventare proibizionista, sottolinea le contraddizioni delle sue scelte politiche. Da un lato, in Italia si vuole giustamente depenalizzare una condotta che sottrae risorse economiche al mercato illecito degli stupefacenti, facendo cadere la domanda e la relativa offerta di stupefacenti, creando una soluzione privatistica del consumatore, dall’altro però penalizzando i coltivatori e nel caso delle droghe sintetiche, i produttori.

I reati per la detenzione di piccole quantità di droghe leggere potrebbero finire per essere puniti quasi come il traffico internazionale, condannando le persone sulla base di norme incostituzionali. La Nuova Zelanda è il primo paese al mondo che ha invertito l’onere della prova, proponendo un approccio pratico al problema. Non saranno più le autorità a dover rintracciare i produttori di nuove sostanze e bloccare la produzione di droghe più pericolose. I produttori dovranno dimostrare il «basso rischio» delle sostanze chimiche che sintetizzano, come i cannabinoidi sintetici.

La questione è stata ripresa dall’Economist, dalla Bbc e dal settimanale scientifico New Scientist, in quanto si tratta di un paese così isolato ha imparato presto ad “arrangiarsi” e a produrre droghe di cui è divenuto tra maggiori consumatori al mondo (come anche nel caso della cannabis, che però è di difficile coltivazione a causa del meteo e politiche restrittive del governo, consentita solo per uso terapeutico). Il meccanismo di licenze per i produttori deve garantire, attraverso un procedimento simile a quello adottato per i farmaci, che i loro prodotti provocano un «danno basso» e senza effetti nocivi nei primi 6 mesi di distribuzione. Il ministro della sanità neozelandese e le forze dell’ordine hanno dunque a disposizione una lista, pubblicata online, di tutti i produttori e «spacciatori» delle droghe più diffuse; forse questo sarebbe il modello da seguire, una legislazione che valuta «il rischio di danno delle nuove droghe ricreazionali basandosi sull’evidenza scientifica».

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