Donne e disabilità, una doppia discriminazione

donneinviaggioIl Convegno “Donne in viaggio oltre le barriere della disabilità. Politiche e pratiche inclusive per le donne con disabilità nella cooperazione internazionale” è stato organizzato dalla Ong EducAid Onlus insieme alla Rids (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) e realizzato in collaborazione con il Mae e l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo durante la settimana di incontri volti all’approfondimento di temi riguardanti l’inclusione delle donne disabili nei processi di sviluppo.

L’accessibilità e l’innovazione sociale vengono intesi come strumenti e concetti che vanno coniugati all’interno della cooperazione internazionale, ambito nel quale l’Italia detiene la leadership in Europa con riguardo al tema della disabilità. Il coinvolgimento e la partecipazione in progetti sulla disabilità sono infatti monitorate da parte del Ministero attraverso l’introduzione di un marker che ha registrato come il 2,7% dei fondi siano stati impiegati in questo settore; inoltre, il Piano di Azione di Cooperazione internazionale per la disabilità del 2013 è diventato un punto di riferimento per tutti i paesi europei. La cooperazione internazionale è un fattore molto importante per l’Unione Europea, impegnata sui temi della non discriminazione e delle pari opportunità, temi trasversali a tutte le iniziative di capacity building  ed empowerment delle donne. Il 15 % delle donne nel mondo ha vari tipi di disabilità e l’80% si trova in paesi in via di sviluppo, per questo la sfida maggiore riguarda l’applicazione della Convenzione Onu del 2006; nelle Osservazioni conclusive rivolte all’Italia ci sono infatti le raccomandazioni e i richiami inerenti la maggiore discriminazione delle donne con disabilità espresse dal Comitato sui Diritti delle Persone con disabilità.

Il Comitato ha evidenziato come le discriminazioni si sommino tra loro, creando “categorie” del tutto svantaggiate, come quella delle donne disabili, straniere, carcerate, minori, povere, o che abitano territori difficili. Il processo di sviluppo della partecipazione inclusiva coinvolge dunque sia le discriminazioni sulle disabilità fisiche, a partire dal contrasto degli ambiti familiari ostili, che discriminazioni di tipo politico. La Convenzione Internazionale Persone con disabilità e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sono entrambi documenti volti a rafforzare il concetto di donne disabili intese come soggetti destinatari ma anche protagonisti, consapevoli sia della loro autonomia individuale che della loro autonomia politica e sociale. Le donne sono infatti sistematicaticamente escluse da iniziative per la pari opportunità a partire dalle scuole, dato il rafforzamento del sostegno ai disabili che di fatto non contribuisce a favorire l’integrazione nelle classi e riduce la qualità dell’ educazione inclusiva raggiunta. Inoltre, la disabilità intesa in una prospettiva medica, concetto poi riveduto dall’Osservatorio Nazionale sulla disabilità, è privo di una normativa vincolante a livello sia nazionale, sia regionale, e si pone in un quadro di assenza di leggi e sanzioni. Risultano evidenti anche le penalizzazioni riguardanti il mancato inserimento sul mercato del lavoro e il mancato raggiungimento di uno stile di “vita indipendente”, dato l’ onere di accudimento che grava sulla famiglia di origine.

L’accento va dunque posto sul rafforzamento delle reti e sulla promozione del mainstreaming e dell’expertise in materia di sostegno alle famiglie e delle scuole, attraverso vademecum per la diffusione di buone prassi che attirino l’attenzione sull’esistenza di molteplici definizioni di disabilità in tutti i settori e nelle diverse regioni. La complessità delle dimensioni sociali richiama la disparità di accesso ai servizi e il conseguente necessario rafforzamento soggettivo delle capacità e delle condizioni oggettive minime garantite (come ad esempio di mobilità urbana con marciapiedi adeguati o come, in tema di diritti, l’inversione dell’onere della prova). Inoltre, l’accrescimento della consapevolezza delle persone disabili andrebbe inquadrato all’interno di un processo di sensibilizzazione e di formazione del pubblico, concentrandosi sugli effetti negativi degli stereotipi ed evidenziando i contributi positivi delle persone disabili. Infine, un’adeguata definizione del concetto di disabilità porterebbe al riorientamento dei finanziamenti e degli interventi a livello nazionale o locale. Il tema della disabilità delle donne dovrebbe essere affrontato  dalle politiche ordinarie e non dai ricorsi tardivi in tribunale, attraverso la previsione di un welfare di riferimento non più di tipo assistenziale ma di promozione delle capacità e che favorisca le reti di solidarietà formale ed informale, così come dovrebbe prevedere la ricerca di un percorso di emancipazione individuale e collettivo.

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