Minori stranieri non accompagnati: ok del Senato alle coperture finanziarie

Ok del Senato alla legge sui minori stranieri non accompagnati.
Ora la palla passa alla Camera

Il Senato ha approvato in seconda lettura un disegno di legge in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati, che affronta una realtà drammatica e in aumento. Si calcola, infatti, che ogni giorno in Italia spariscono 10 migranti minorenni per un totale di 3.707 annui sugli oltre 14mila registrati e che nel 2016 gli arrivi sono aumentati del 50% rispetto all’anno precedente. Il flusso maggiore proviene principalmente da Paesi quali l’Afghanistan, il Bangladesh, l’Egitto, la Tunisia, la Nigeria, la Somalia, l’Eritrea e, negli ultimi mesi, la Siria. Si tratta soprattutto di adolescenti di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, prevalentemente maschi, ma vi sono anche ragazzi più piccoli e ragazze provenienti soprattutto dalla Nigeria.

Complessivamente questo provvedimento di iniziativa parlamentare, che ritorna ora alla Camera per l’individuazione di nuove coperture finanziare, definisce una disciplina unitaria organica: finora, infatti, la materia è regolata da disposizioni contenute in diversi atti ed è quindi molto frammentata dal punto di vista legislativo. La tutela del minore è un diritto sancito dalla normativa europea e internazionale, in particolare della Convenzione di New York sottoscritta dall’Italia, che consegna al Paese di arrivo la responsabilità della messa in sicurezza e dell’accoglienza di questi bambini e ragazzi.

Innanzitutto, quindi, viene affermato il principio generale del divieto di respingimento alla frontiera dei minori, in ragione della loro condizione di maggiore vulnerabilità. Si stabilisce quindi che i minori stranieri non accompagnati, a prescindere dall’intenzione di richiedere la protezione internazionale, sono in ogni caso titolari dei diritti in materia di protezione dei minori, a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell’Unione europea. Di conseguenza, il provvedimento di espulsione può essere adottato solo se non comporta un rischio di danni gravi per il minore e comunque entro 30 giorni, soglia dimezzata rispetto ai termini previsti precedentemente poiché è quello il lasso di tempo in cui essi fuggono o scompaiono sul territorio, divenendo facile preda della criminalità organizzata. Entro il termine massimo di 10 giorni, inoltre, deve avere luogo l’identificazione e l’eventuale accertamento dell’età del minore all’interno di strutture protette che si incaricano anche di informarlo sui suoi diritti riconosciuti e sulle modalità di esercizio, compresa la possibilità di chiedere la protezione internazionale.

Il provvedimento, tra l’altro, introduce alcune modifiche alla disciplina sulle indagini familiari e assegna agli enti locali il compito di promuovere la sensibilizzazione e la formazione di affidatari per accogliere i minori non accompagnati, in modo da favorire l’affidamento familiare al posto del ricovero in una struttura di accoglienza. A questo fine, presso ogni tribunale per i minorenni sarà istituito un elenco di tutori volontari disponibili ad assumerne la tutela.

Un significativo cambiamento riguarda l’accesso, indipendentemente dalla richiesta di protezione internazionale, alle strutture del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) che soddisfano gli standard minimi dei servizi e dell’assistenza, e la concreta possibilità della conversione del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età, insieme ad alcune garanzie come la copertura sanitaria totale, l’assistenza dei servizi sociali fino a 21 anni in caso di necessità, il sostegno organico all’integrazione sociale, scolastica e lavorativa, il coinvolgimento attivo delle comunità nell’accoglienza e nell’integrazione, la partecipazione a tutti i procedimenti giurisdizionali e amministrativi, la possibilità di essere ascoltato alla presenza di un mediatore culturale. In materia di rimpatrio assistito e volontario, si sposta la competenza dell’adozione del provvedimento dalla direzione generale dell’immigrazione del Ministero del lavoro al tribunale per i minori.

Queste tutele ad hoc da un lato contrastano l’azione delle reti criminali che approfittano delle loro condizioni di solitudine, di esclusione sociale e di emarginazione e dall’altra consentono un’integrazione sempre più efficace e fruttuosa nel tessuto sociale, utile anche ad alleviare le tensioni che produce il processo migratorio, riconoscendo questi soggetti come una risorsa e non solo come un problema. Inoltre, il provvedimento fa tesoro delle procedure affinate negli anni da diversi soggetti che hanno partecipato alla sua stesura come Save the Children, UNICEF, Terre des hommes, Caritas, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR), l’organizzazione umanitaria Intersos, la Comunità di Sant’Egidio, Defence for children, Emergency, Oxfam Italia, il Consiglio italiano per i rifugiati, il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, le associazioni territoriali e la costellazione di associazioni per la difesa dei diritti dei minori e le associazioni di volontariato.

A giudicare dai contenuti e dal coinvolgimento dei soggetti interessati, questo disegno di legge rappresenta un importante passo in avanti, poiché regolamenta in modo più preciso e puntuale il diritto al riconoscimento della minore età, il dovere di un’accoglienza decorosa, la necessità dell’attivazione di una rete coordinata e seria di protezione e sostegno. I minori, infatti, sono riconosciuti non solo come soggetti destinatari di doveri, ma anche di diritti. E questo è un segno distintivo di civiltà (e di umanità) della nostra società.

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