Discussi alla Camera i piani per l’identificazione dei migranti deceduti nel Mediterraneo. L’Analisi.

di Giuseppe Maraventano

Questa settimana, la Camera dei Deputati ha affrontato l’importante tema dei flussi migratori, che negli ultimi anni colpisce il nostro paese e interessa l’opinione pubblica.

Già nella fase conclusiva del IV Governo Berlusconi, prima dell’ascesa di Mario Monti come nuovo premier, l’Italia si stava preparando ad affrontare un fenomeno che avrebbe causato migliaia di vittime.

 Contenuto della mozione

La mozione discussa alla Camera concernente le iniziative mirate all’identificazione dei migranti deceduti nel Mediterraneo ricorda che, negli ultimi anni, circa 30 mila persone hanno perso la vita nei cosiddetti viaggi della speranza. Oltre il 50 per cento di chi muore in mare resta senza nome.

Come previsto dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, l’identificazione e il riconoscimento sono un diritto fondamentale soggettivo che tutela la dignità della persona.

Nei primi mesi del 2017, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM), 485 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, un numero di vittime maggiore rispetto allo stesso periodo del 2016.

Per ridurre i decessi in mare, dunque, sembra essere necessario stipulare un nuovo accordo bilaterale con i paesi della sponda sud del Mediterraneo e fermare i migranti sulle coste extra europee, sollecitando, se non esigendo, maggior coinvolgimento dell’Unione Europea. Ma l’Italia, considerata la sua posizione geografica, dovrà dotarsi di specifiche misure di controllo e respingimenti: dal passaggio alla fase 3 dell’operazione Sofia, che prevede l’ingresso di mezzi navali nelle acque territoriali libiche per fermare i trafficanti e le imbarcazioni alla partenza, ricercando l’accordo diplomatico e il consenso delle istituzioni libiche e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.

L’analisi

In tutta risposta il Governo sostiene di impegnarsi in iniziative che, almeno in parte, sono le stesse promosse già nel 2011, quando il 3 agosto dello stesso anno, secondo l’allora sottosegretario Sonia Vitale, nelle sole isole Pelagie sono sbarcati 44.639 migranti, rispetto ai 205 dello stesso periodo dell’anno precedente. Almeno in parte, perché dal 2011 a oggi si sono susseguite diverse operazioni finalizzate al salvataggio dei migranti che tentavano di attraversare il Mediterraneo. Ma molto resta ancora da fare.

Dallo studio del fenomeno migratorio, il dato che emerge è senza dubbio l’impossibilità di affrontare i flussi e limitare le perdite di vite umane con politiche nazionali. Ciò di cui si ha bisogno è che l’Europa si doti di una struttura che più si avvicini agli Stati Uniti d’Europa, ricordando i principi e i valori che hanno spinto i padri fondatori a credere nell’idea di una Comunità unita e solidale.

Ma, a questo punto, è indispensabile una Costituzione.

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