Reichlin, chi era lo storico dirigente della sinistra italiana

E’ stata allestita questa mattina a Montecitorio la camera ardente di Alfredo Reichlin. Numerose le personalità che in queste ore sono passati per rendere omaggio. Qui una breve bio dell’uomo politico che ha fatto la storia del PCI e della sinistra italiana.

Alfredo Reichlin, nato a Barletta il 26 maggio 1925, trasferitosi con la famiglia a Roma nel 1930, qui frequentò le scuole elementari e poi le medie inferiori e le superiori al “Torquato Tasso”. Nel 1942, appena diciassettenne, entrò a far parte dei GAP e partecipò quindi alla Resistenza partigiana utilizzato come staffetta nella “Brigata Garibaldi” correndo il rischio di essere fatto prigioniero dai nazifascisti. Al termine della guerra, nel 1946, si iscrisse al Partito Comunista Italiano di cui sarà uno dei dirigenti più importanti del dopoguerra. Allievo di Palmiro Togliatti, fu vicesegretario della Federazione Giovanile Comunista, orientando la sua attività su un impegno giornalistico fortemente ideologizzato.

Nel 1955 entrò nella redazione romana de “L’Unità”, di cui dopo un anno diventò vice-direttore. Promosso a direttore nel 1958, sempre più impegnato sul fronte politico, negli anni Sessanta si avvicinò alle posizioni di Pietro Ingrao, uno dei leader carismatici del PCI, negli anni ai quali ci riferiamo presidente del gruppo parlamentare comunista e presidente della Camera dei Deputati, che si distinse per l’auspicio di un dialogo con le forze cattoliche, apertura mal vista da Togliatti e la diffusione delle istanze democratiche di base.

Quando l’attrito fra Togliatti e la corrente di Ingrao diventò inconciliabile, Reichlin si allontanò dai quadri de “L’Unità” per far spazio alla direzione di Mario Alicata.

Segretario regionale del PCI in Puglia, fu molto attento alla “Questione meridionale”, alla quale dedicò due monografie: “Dieci anni di politica meridionale: 1963-1973” (1974) e “Classi dirigenti e programmazione in Puglia” (1976). Problematiche dalle quali non distrarrà la sua attenzione e sulle quali anzi tornerà con ulteriori studi monografici che per l’acutezza dell’analisi ce lo fanno annoverare come continuatore ideale di altri eminenti studiosi che su queste problematiche lo hanno preceduto, come Pasquale Villani, Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini e Guido Dorso.

Deputato nazionale fin dal 1968, durante gli anni Settanta entrò nella direzione nazionale del Partito e collaborò gomito a gomito con Enrico Berlinguer che gli riaffidò la direzione dell’Unità. Successivamente fu favorevole alle trasformazioni del partito da PCI in Partito Democratico della Sinistra prima, da PDS in Democratici di Sinistra poi, ed infine da DS in PD, Partito Democratico.

Dal 1989 al 1992 fu “Ministro dell’Economia” del governo ombra del Partito Comunista Italiano. Particolarmente apprezzata, nel corso del suo impegno politico e parlamentare, la sua attenzione verso le problematiche legate ai valori della Costituzione, tanto da essere designato Presidente della Commissione che ha consentito al partito comunista di affrontare la transizione democratica verso la formazione del Partito Democratico della Sinistra e poi del Partito Democratico. Da ultimo è stato nominato anche presidente della commissione per la stesura del “Manifesto dei Valori” del PD.

Ancora fino ai nostri giorni, nel solco delle tradizioni delle più prestigiose firme del passato, con lucidità e passione Alfredo Reichlin ha continuato a firmare gli articoli di fondo nella prima pagina de “L’Unità”.

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