Decreto sui voucher in Aula il 5 aprile. Accelerazione sul provvedimento.

Il decreto sui voucher andrà in aula il 5 aprile, anziché il 10 come previsto precedentemente. Lo ha stabilito la conferenza dei Capigruppo della Camera, accogliendo la proposta del Presidente del Misto, Pino Pisicchio.

Il voto finale sul provvedimento è stato fissato per il 6 aprile.  

Intanto la Corte di Cassazione, alla luce del provvedimento che abroga i buoni lavoro, ha deciso all’unanimità di rinviare ogni deliberazione all’esito dell’iter parlamentare di conversione del decreto legge.

E’ allarme tra le imprese di turismo e agricoltura, settori legati da sempre alla stagionalità e dunque alla necessità di prestazioni di lavoro saltuarie. Gli albergatori sono categorici nel manifestare il proprio disappunto. Critiche al Governo giungono anche per la tempestività con cui ha agito. Dall’oggi al domani i voucher sono stati aboliti e non rimpiazzati da un altro strumento. E ora si confida sull’iter parlamentare per raddrizzare il tiro. “Noi speriamo che il Parlamento ponga rimedio, almeno in parte, ai guasti che sono stati provocati – sostiene Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi  perché allo scoccare della mezzanotte del 17 marzo i voucher sono stati ritirati. Ora occorre che si preveda un congruo margine di tempo, un mese, due mesi, dalla conversione del decreto entro il quale si possono acquistare i buoni che potranno essere utilizzati entro il termine stabilito, il 31 dicembre 2017“.

Coldiretti parla di “una farsa”. “Nella legge avevamo già messo gli anticorpi – dichiara Romano Magrini, responsabile Lavoro della Coldiretti – intanto, perché potevano essere utilizzati solo da studenti, pensionati e cassintegrati e non da operai agricoli. In questi anni, nessun operaio agricolo è diventato ‘voucherista’, ma anzi gli operai sono aumentati, dall’altra i voucher sono rimasti costanti“.

La percentuale di utilizzo dei buoni lavoro nel turismo e nell’agricoltura, è comunque molto bassa, per questo motivo, gli imprenditori di entrambi i settori rimandano al mittente le accuse di aver abusato di questo strumento. Nel turismo infatti, i voucher rappresentano l’1,2% del lavoro del settore, ovvero ogni impresa mediamente utilizza 127  voucher l’anno, questo significa una persona per tre settimane o tre persone per una settimana. Analoga percentuale nel lavoro dei campi, circa l’1% viene utilizzato che corrisponde a 2,2 milioni di buoni venduti con una platea di oltre 50 mila lavoratori.

La Coldiretti sollecita il Governo a fare presto nell’imminenza delle campagne di raccolta.
“Chiediamo che si faccia presto, – aggiunge Magrini – perché come sono stati veloci nell’abolirli dobbiamo essere altrettanto veloci nel trovare un nuovo strumento che li abolisca. Il nuovo strumento deve essere veloce, non burocratico e soprattutto non avere costi tali da scoraggiarne l’utilizzo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Federalberghi: “Abbiamo un tessuto di piccole e piccolissime imprese quindi ci serve poca burocrazia, molta efficienza e tempestività”.

Su tutt’altre posizioni la Cgil che, pur avendo ottenuto un primo risultato con il decreto legge per l’abolizione dei voucher, attende la conversione in legge per chiudere la partita del Referendum. E mantiene alta la guardia facendo riferimento alla sua proposta di legge sulla Carta dei diritti del Lavoro.

La nostra proposta prevede una risposta al problema per normare il lavoro occasionale, ricondotto alla sua tipologia di piccoli lavori, di lavori in famiglia coperti da studenti e pensionati. E’ dunque è anche sbagliato di parlare di vuoto normativo, si discuta della Carta dei Diritti presentata dalla Cgil”.

Esempio di alternativa ai voucher, per il sindacato di Corso d’Italia, è il lavoro a chiamata, la somministrazione e i contratti a termine in alcuni settori.

Nel merito emergono scetticismo e contrarietà da parte di imprenditori ed albergatori.

“E’ del tutto evidente che un pensionato e uno studente non avranno alcun interesse ad essere assunti con un classico rapporto di lavoro subordinato – sostiene Magrini – il pensionato perché ha paura di perdere la pensione, lo studente perché andrebbe a incidere sull’Isee e quindi sulle tasse universitarie“. Preoccupazione anche da parte degli albergatori. “La prestazione da un’ora non si può trasformare tecnicamente in un contratto, quindi molte persone resteranno a spasso. Così avremo fatto un danno grave alle imprese ma anche ai lavoratori di un Paese che ha la sua principale preoccupazione nella disoccupazione e, in particolare, di quella giovanile“.

La Cgil prosegue comunque nel proprio impegno affinché il decreto del governo su voucher e responsabilità solidale negli appalti sia convertito presto in legge per poi utilizzare il successo ottenuto e rafforzare le tante vertenze aperte, da quelle d’organizzazione a quelle unitarie, dalla questione ape agevolata che rimane una ferita aperta per gli edili, ai contratti nazionali da firmare, alla più generale battaglia per la sicurezza sui posti di lavoro. Tutti temi strettamente connessi – spiega Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea – alla più generale battaglia del sindacato confederale”.  “Per questo – continuanon smobilitiamo ma proseguiamo con più forza e vigore nella nostra campagna di informazione sui quesiti referendari e sulla Carta dei diritti del lavoro”.

Poi annuncia l’appuntamento nazionale del sindacato degli edili in piazza Vittorio, previsto per il 31 marzo a partire dalle 16, dove lavoratori e studenti si confronteranno con i segretari della Fillea nazionale e Roma-Lazio e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.  Slogan della Manifestazione: ‘Guardia Alta sul lavoro!’

“Questo è il nostro sentimento e la nostra profonda convinzione – prosegue Genovesi che ricorda: “Abbiamo raggiunto due primi obiettivi straordinari, da una parte il decreto che abolisce i voucher, dall’altra rimettere al centro del dibattito i temi del lavoro”.

Da piazza Vittorio, dove sarà presente l’intero gruppo dirigente nazionale, la Fillea rilancerà quindi anche l’iniziativa sulle pensioni, in particolare per cambiare la soglia di accesso per l’Ape social perché “36 anni di contributi di cui gli ultimi 6 di lavoro continuativo per un edile sono inarrivabili” conclude il sindacato in una nota.

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