Cassa forense, la Camera discute il ddl per l’abolizione dei versamenti obbligatori

E’ in discussione alla Camera un ddl per l’abolizione dell’obbligo di versamento dei contributi previdenziali e assicurativi alla Cassa forense. Una novità che farà molto piacere agli avvocati italiani che ritengono i contributi minimi da versare sproporzionati rispetto al redditto percepito e alle quote dovute, per non parlare dei versamenti di assicurazione, visto che la libertà di scegliere se sottoscrivere una polizza dovrebbe essere insindacabile. Il ddl punta all’abrogazione dell’Art. 21 della Legge 247/2012.

Il ddl che ha come primo firmatario il deputato Andrea Coletti, è consultabile a questo link.

La Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense (anche semplicemente Cassa forense), istituita nel 1952, è l’ente previdenziale italiano presso cui debbono essere obbligatoriamente assicurati tutti gli avvocati italiani che esercitano la professione con carattere di continuità. L’obbligo di iscrizione e soprattutto la necessità che la professione sia svolta in maniera continuativa sono viste come imposizioni inaccettabili, il ddl intende ripristinare la facoltà di scelta.

I contributi versati alla Cassa Forense non corrispondono al reddito prodotto dagli avvocati nella loro attività, ciò li rende veri e propri salassi, che in tempo di crisi possono generare non poche difficoltà agli studi più indeboliti dai clienti insolventi.

Il ddl che deciderà l’addio al versamento dei contributi alla Cassa Forense, permette anche di evitare la stipula di una polizza assicurativa. Assicurarsi sarà facoltà dell’avvocato. Tra le abrogazioni a favore dei professionisti all’interno del ddl è auspicato anche un ritorno ai patti di quota lite, che permetterebbero agli avvocati di aggiudicarsi l’oggetto della controversia, o una quota di esso, in caso di vincita.

La Cassa Forense, inoltre, dovrebbe poter predisporre periodi di esenzione o aliquote di reddito prodotto per evitarne la completa soppressione, di modo che gli avvocati italiani possano versare i contributi senza pressioni economiche soffocanti.

Dai dati del 2016, attualmente tutti gli avvocati e i praticanti iscritti alla Cassa devono corrispondere:
a) Contributo minimo soggettivo (per il 2016: € 2.815,00, salvo le agevolazioni previste per i primi anni di iscrizione)
b) Contributo minimo integrativo (per il 2016: € 710,00, salvo le agevolazioni previste per i primi anni di iscrizione)
c) Contributo di maternità (per il 2016: € 43,00).

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