La Camera approva l’abrogazione dei voucher, l’esame passa ora in Senato

Ci sarà tempo fino al 16 maggio per concludere l’iter di conversione del decreto legge su abrogazione dei voucher e modifica della disciplina in materia di responsabilità solidale tra committente e appaltatore.

Il testo è stato oggi approvato alla Camera con 232 sì, 52 voti contrari e 68 astenuti. Il provvedimento passa ora al Senato. Bocciati i 128 emendamenti presentati (alcuni sono decaduti) dalla Commissione Lavoro di Montecitorio, dunque nessuna modifica è stata apportata al decreto del Governo.

Ma quale potrebbe essere l’alternativa all’utilizzo dei voucher?

Il lavoro intermittente o a chiamata, definito dall’art 13 del Dlgs 81/2015. In questo articolo viene stabilito che le soglie anagrafiche (personale impiegato che non abbia compiuto i 24 o non superato i 55 anni) non si applicano nei casi previsti dalla contrattazione collettiva ed in altri “individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali”. Quindi se la lista esistente delle attività “esentate” dalla soglia anagrafica fosse ampliata per decreto, vi potrebbero essere incluse altre attività al fine di rendere maggiormente applicabile questo tipo di contratto.

Un altro suggerimento sul da farsi proviene dal Presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano secondo il quale sono contenuti buoni spunti, per un un’equa regolazione del lavoro accessorio, nella proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil e nota come “Carta universale dei diritti del lavoro” da poco incardinata dalla stessa Commissione. All’articolo 80 viene disciplinato il “contratto di lavoro subordinato e occasionale che ha ad oggetto prestazioni di natura meramente occasionale o saltuaria”. L’ambito definito è quello dei “piccoli lavori di tipo domestico familiare, compresi l’insegnamento privato supplementare, i piccoli lavori di giardinaggio e l’assistenza domiciliare occasionale ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap; della realizzazione da parte di privati di manifestazioni sociali, sportive o caritatevoli di piccola entità”.

Tutte prestazioni che possono essere svolte da studenti, inoccupati, pensionati, disoccupati non percettori di forme previdenziali obbligatorie di integrazione al reddito o di trattamenti di disoccupazione, anche se extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia nei sei mesi successivi alla perdita del Lavoro. Platee e ambiti che risponderebbero all’esigenza di regolare il lavoro accessorio, anche se – spiega ancora l’on Damiano – “l’urgenza più importante è un intervento che disciplini i buoni famiglia”.

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SCHEDE DEL DECRETO LEGGE

L’articolo 1 dispone la soppressione della disciplina del lavoro accessorio (attraverso l’abrogazione degli articoli da 48 a 50 del D.Lgs. 81/2015), prevedendo un regime transitorio per i buoni già richiesti fino al 17 marzo 2017 (data di entrata in vigore del provvedimento in esame), i quali possono essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017.

L’articolo 2 modifica la disciplina in materia di responsabilità solidale tra committente e appaltatore in relazione ai trattamenti retributivi (comprensivi delle quote di trattamento di fine rapporto), ai contributi previdenziali e ai premi assicurativi dovuti ai lavoratori subordinati in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto.

In particolare, modificando l’articolo 29, comma 2, del D.Lgs. 276/2003, si apportano le seguenti modifiche:

-viene eliminata la possibilità, per i contratti collettivi, di derogare al principio della responsabilità solidale tra committente e appaltatore, nel caso in cui, attraverso la contrattazione collettiva, si individuino metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti (comma 1, lettera a));

-viene eliminato il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore, in base al quale, attualmente (ferma restando la responsabilità solidale per cui committente e appaltatore sono convenuti in giudizio congiuntamente), la possibilità di intentare l’azione esecutiva nei confronti del committente è esercitabile solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori (comma 1, lettera b)).

Secondo quanto affermato nella relazione illustrativa, le modifiche sono volte a “elevare ulteriormente l’efficacia delle tutele in favore dei lavoratori, in coerenza con la recente evoluzione della disciplina in materia di contratti pubblici”.

L’articolo 3 dispone in ordine all’entrata in vigore del decreto-legge.

 

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