La politica è (ancora) una cosa per giovani

di Giuseppe Maraventano

Da anni sentiamo e leggiamo di giovani sempre meno interessati alla politica: impreparati, sfiduciati, distanti. Forse anche rassegnati a una politica che sembra non ascoltare i cittadini.

Negli ultimi anni le istituzioni hanno riservato ai Millennials soltanto precariato e incertezza, allontanandoli da quei valori e ideali tanto lodati dalle passate generazioni. Ma è pur vero che i giovani rappresentano una delle categorie che più subisce gli outcome di policies non idonee o, addirittura, non adottate. Aumentando, inevitabilmente, il divario tra loro e la politica.

Ecco, questo è quello che ogni giorno giornali e televisioni ci raccontano. Ma esiste anche un’altra realtà: la realtà di chi ci prova, di chi si mette in gioco, di chi vive la politica sul territorio, di chi si impegna, di chi crede e di chi non si rassegna. Basterebbe comprendere appieno l’importanza di ogni singolo contributo per il bene della collettività, per riuscire a capire quanto necessaria sia la politica.

Molti anni fa sembrava quasi impossibile vedere un giovane under 40 ricoprire un incarico di rilevanza politica nel nostro Paese, oggi, invece, la situazione è leggermente cambiata. Le primarie del 2012, perse al secondo turno da Matteo Renzi contro Pier Luigi Bersani, hanno segnato un passo importante nel panorama politico italiano. Tutti ricorderemo di certo le parole dell’ex segretario del Partito Democratico, il quale, dopo la sonora sconfitta, decise di rivolgersi alla Generazione Y “Da oggi spero che sarà più facile per le nuove generazione provare a fare qualcosa: magari in un’azienda, in un comune oppure in un’associazione sportiva. Mi piace vedere – concluse Renzi – come anche solo il lavoro di un under 40 possa influenzare altri ad avere la forza di mettersi in gioco. Il coraggio è davvero contagioso”.

I giovani considerano il nostro Paese inadatto a loro. Arrangiarsi, (re)inventarsi, destreggiarsi è quello che i Millennials hanno imparato a fare, e devono continuare a fare: conquistare quelle posizioni che spesso sono occupate da dinosauri, parafrasando un famoso film, poco intenzionati a lasciare spazio a nuove prospettive e idee.

È, dunque, importante cercare di coinvolgere le nuove generazioni nella vita politica. Partendo da questo principio, Federico Castorina e Tommaso Giacchetti, rispettivamente Presidente e Direttore Generale della Fondazione Cultura Democratica, hanno realizzato l’ambizioso progetto “Generazione Italia”: 2000 giovani italiani selezionati in base al merito nel settore tecnico-giuridico, politico-amministrativo e creativo-comunicativo con l’obiettivo di elaborare 10 proposte di innovazione legislativa in diversi ambiti delle politiche pubbliche e di formare la futura classe dirigente italiana ed europea. Ma le application ricevute, in meno di 28 giorni, durata della CALL, sono state oltre 4000, evidenziando la voglia di quei tanto bistrattati giovani di partecipare e intervenire, e di costruire un futuro che sia degno dei loro sacrifici e dei loro meriti.

Credo che la nostra generazione rappresenti il più grande giacimento di energie e competenze del nostro Paese. E che l’Italia ha bisogno di questa energia per rimettere in moto il motore delle riforme, per tornare a crescere, per immaginare se stessa più moderna, più competitiva e più giusta. Da un lato c’è il populismo, che trova terreno fertile nel momento in cui la politica non riesce a fornire delle risposte concrete. Dall’altro c’è la politica della paura, che spinge a chiudersi in se stessi, a costruire muri, a tornare nel passato. In mezzo ci siamo noi, con la sfida più difficile: ascoltare il Paese, elaborare delle proposte, comunicare la complessità”, ha commentato il Presidente Castorina.

E, guardando i risultati, la Fondazione può vantare il merito di essere arrivata ai giovani di tutta Italia, i quali si sono mostrati interessati e pronti a collaborare. “Ascoltare il Paese” è la giusta risposta ai tanti interrogativi di chi non intende subire passivamente le decisioni altrui.

È evidente che i Millennials vogliano avviare un processo di cambiamento e innovazione.

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