“Canneto”, la mostra dell’artista Michela Cattai alla Camera

La capacità di mantenere un know-how molto antico è di pochi settori, tra questi c’è la tradizione della lavorazione del vetro di Murano la cui sua storia millenaria ha saputo adeguarsi al presente, costituendo oggi una delle produzioni italiane più conosciute ed apprezzate nel mondo.

E’ proprio con l’intento di valorizzare e promuovere l’eccellenza del made in Italy che la Camera dei Deputati ospita la collezione “Canneto”, personale dell’artista Michela Cattai, in esposizione dal 12 al 21 aprile (tranne i giorni 15, 16 e 17 aprile) presso la Sala del Cenacolo di Vicolo Valdina. Ingresso dalle ore 10 alle 18 da Piazza in Campo Marzio 42 a Roma.

Cinquantadue manufatti artistici in vetro soffiato di Murano, tutti pezzi unici, catalogati in gruppi distinti da segni e cromie, di impronta assolutamente contemporanea, vengono esposti in armonico contrasto con lo spazio antico decorato in epoca rinascimentale e barocca.

Venezia è qui rappresentata nella peculiarità del suo paesaggio lagunare costituito dalle barene, terre periodicamente sommerse dalle maree.

Il baluginare delle canne che si agitano al vento è riprodotto da pennellate irregolari e discontinue di inchiostro sulla materia vitrea, ottenute con la tecnica “a canne”, risalente al 1500, una modellazione a caldo che crea l’effetto di un delicato merletto all’interno della parete vitrea. In questo caso, prima della fusione di segmenti in un ordine prestabilito, le canne di vetro vengono cosparse con una particolare polvere di vetro, il cui uso in questo modo è stato introdotto solo intorno al 2000.

Il senso dell’opera è riprodurre i colori della laguna, così come appaiono nell’arco della giornata. Di qui le diverse serie della collezione: Acquamarina, Acquavariegata, Fasce, Screziati che si stagliano tra le serie di sculture monocrome Laguna, dando l’impressione di innalzarsi come una foresta di canne dalle acque della laguna.

I pezzi sono poi rifiniti con il battuto, che consiste in incisioni minute e ovoidali che vanno a coprire la superficie del vetro. Il materiale, che assume un aspetto tridimensionale, restituisce in questo modo una sensazione tattile di irregolare sinuosità e la fredda lucidità che caratterizza la superficie di questa materia viene attenuata. Questa raffinata tecnica, che richiede grande perizia manuale, è stata sperimentata nel periodo archeologico ma applicata a Murano nel 1940 circa da Carlo Scarpa e adottata oggi da alcuni artisti.

Proprio la battitura del vetro – che lo rende opaco e in contrasto con alcuni elementi lucidi ottenuti con un’altra tecnica, detta “spazzolatura” con nastro abrasivo – rappresenta per l’artista la mano dell’uomo che plasma la natura e con essa si fonde.

Michela Cattai, milanese d’adozione, già durante gli studi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, si interessa fortemente al vetro di Murano, e negli anni ha potuto approfondire la propria conoscenza di questo materiale e delle millenarie tecniche tradizionali veneziane, frequentando assiduamente la fornace da un lato e dall’altro avviando una galleria d’arte a Milano, in cui tra arte e design ha voluto dare largo spazio al vetro muranese e quello della scuola di Nancy, potendo entrare in contatto con grandi manufatti della storia del vetro e coltivare rapporti con importanti artisti e collezionisti.

Per maggiori informazioni www.michelacattaistudio.com

 

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