La politica ai tempi dei like

di Giuseppe Maraventano

La politica si è sempre servita della comunicazione per ottenere consenso, informare e invitare i cittadini a una maggiore partecipazione, ma da circa un trentennio abbiamo assistito a un cambiamento delle forme di comunicazione e di linguaggio; un cambiamento ancora in divenire.

Il comizio si è spostato dalla piazza comunale a quella virtuale, e il politico parla direttamente ai suoi elettori, saltando alcuni passaggi che fino a qualche decennio fa apparivano essere fondamentali. Si può indubbiamente parlare di un effetto leader e di una personalizzazione del partito politico: oggi si vota il personaggio, l’attore politico, non più il simbolo, agglomerato di ideali e personalità.

Di certo la televisione e i quotidiani svolgono ancora un ruolo cruciale nella propaganda politica, ma allo stesso tempo i social network sono diventati laboratori per sperimentare un nuovo modo di comunicare: più diretto, colloquiale, confidenziale, così da rivolgersi a tutte le fasce di popolazione che leggono, guardano, commentano e condividono la notizia. Ma è risaputo che il web non dimentica, ecco perché la comunicazione, politica e non, dovrebbe essere funzionale ed efficiente.

Comunicare senza barriere, senza strategie, può arrecare danni: poca empatia con gli elettori, gap tra immagine reale e immagine simulata, frivolezza sono soltanto alcuni degli errori più frequenti dei politici virtuali.

I social garantiscono un continuo scambio di informazioni e notizie, anche se non sempre risultano essere attendibili e veritiere. Secondo una recente ricerca, nel 2016 la metà degli europei, circa il 46%, si informa su internet, senza controllare, però, l’affidabilità delle fonti: sei notizie su dieci sono condivise senza esser state neppure lette.

Inoltre, la possibilità di scegliere la fonte dei dati fa sì che l’utente possa costruirsi una propria idea, restando sempre informato rispetto agli argomenti di suo interesse; parallelamente può proteggersi da tutte quelle notizie che potrebbero criticare la sua posizione, rafforzando, dunque, la propria opinione.

La comunicazione, oggi, può avere molteplici utilizzi, e quella politica sta cercando di sviluppare un rapporto più intimo con i seguaci: non si è solo fan dell’attore politico, ma anche brand ambassador, capace di condividere la visione del mondo della propria parte politica.

Uno degli esempi più interessanti è quello di Matteo Renzi. L’ex premier si è presentato ai cittadini come il “rottamatore”, colui che avrebbe rivoluzionato e cambiato la scena politica e tolto il freno della crescita all’Italia. Che cosa ha fatto? Semplice: ha disegnato una visione dei fatti, identificabile e accettata dalla maggior parte degli elettori (PD e non), ha condiviso questa idea e l’ha resa ripetibile. L’utilizzo dei social, ricorderemo i singolari Live Facebook per rispondere senza filtro alle domande poste in diretta dagli utenti, demarca l’intenzione di Renzi di voler fare a meno della figura da intermediario del giornalista e di voler ridurre il divario tra politica e modernità.

Qualcosa di simile è successo a Barack Obama durante la corsa alle presidenziali del 2008: servirsi dei social, in quella situazione, è stato determinante. Il soggetto politico è stato presentato come sinonimo di cambiamento, e la costruzione di una rete di ambassador si è rivelata essere indispensabile per la vittoria prima delle primarie e poi della presidenza.

Relazionarsi con i sostenitori ed elettori e sviluppare un senso di unione sono due dei più adeguati modi di utilizzo dei social, per creare, così, una strategia di comunicazione politica vincente.

La comunicazione è ormai interconnessa al mondo social.

Ma in un universo in cui il clamore della notizia non dura più di una settimana, la politica deve riuscire a creare una comunicazione costante ed efficiente, complessa ma non incomprensibile, che non banalizzi le tematiche fondamentali per lo sviluppo economico e culturale di una nazione. E, più di ogni altra cosa, deve essere vietata la spettacolarizzazione del fatto alla ricerca di like.

Il politico deve saper leggere e interpretare la realtà, deve saper individuare le esigenze, elaborare le migliori proposte, condividerle attraverso una comunicazione funzionale, e trovare le soluzioni.

L’interazione eletto-elettorato ha reso il singolo individuo cittadino dei palazzi e partecipe a un progetto comune.

 

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