Legge elettorale: la Camera detta i tempi ma l’accordo è lontano

Camera fissa tempi legge elettorale, posizioni restano distanti Dopo appello Mattarella commissione al lavoro per ok entro il 25 maggio. All’indomani dell’appello del Capo dello Stato sulla legge elettorale Montecitorio ha fissato i tempi dell’iter in commissione per il varo della riforma ma allo stato le posizioni espresse dalle forze politiche restano ancora molto distanti. I gruppi parlamentari avranno ancora un mese di tempo, dopo la richiesta di Sergio Mattarella di fare presto una norma elettorale uguale per Camera e Senato, il disegno di legge infatti approderà in Aula il 29 maggio, come ha stabilito ieri la conferenza dei capigruppo della Camera.

In commissione Affari costituzionali invece il testo base è ancora in lavorazione e l’estensore, il presidente Andrea Mazziotti Di Celso, non si sbilancia sul contenuto: “sarà il frutto della discussione svolta in commissione in queste settimane”, ha detto oggi al termine dell’ufficio di presidenza che ha fissato il calendario. Il testo base verrà presentato la prossima settimana, forse martedì o mercoledì, ci sarà tempo fino al 12 per presentare emendamenti che verranno votati fino al 23, il mandato al relatore sarà votato giovedì 25.

I gruppi hanno dato la loro disponibilità a lavorare anche di lunedì e venerdì, cosa che di solito le commissioni non fanno. Nell’ultimo mese la commissione ha svolto un dibattito tra le forze politiche sui modelli possibili, prima sul Mattarellum che non ha ottenuto sufficienti consensi e ora su un sistema a base proporzionale che parta dalle correzioni introdotte dalla sentenza della Corte Costituzionale all’Italicum. Gli ultimi a pronunciarsi, oggi, sono stati la Lega, che con Giorgetti ha spiegato di preferire il provincellum, un sistema con i collegi ma su base proporzionale. Questo sistema piacerebbe anche ai centristi e una parte del Pd, quella di Orlando e Cuperlo.

Alternativa popolare oggi ha detto che il suo gruppo è per il premio alla coalizione, con soglia di sbarramento al 3%, capilista e preferenze. Forza Italia non fa che ripetere che “il premio alla lista è la scelta obbligata”, convinti di poter costituire un’alleanza di centrodestra che riuscirebbe ad essere autosufficiente. Mentre su questo punto Matteo Renzi non sembra disposto a cedere. Il capogruppo Pd in commissione, Emanuele Fiano la scorsa settimana ha elencato i punti “imprescindibili”: premio di lista, collegi uninominali e soglia di sbarramento. Ma dentro il Pd lo scontro congressuale si riversa anche sulla riforma elettorale. Molti pensano che in realtà l’ex segretario non voglia fare altro che replicare l’Italicum corretto al Senato immaginando di poter riproporre una grande coalizione dopo il voto magari con Berlusconi. L’ex premier qualche giorno fa ha espresso i suoi dubbi sul provincellum e oggi ha ribadito tutto il suo scetticismo su un possibile accordo chiamando in causa il fronte del No al referendum. “Tocca a loro fare una proposta”, ha detto.

Andrea Orlando però non ci sta: “Credo sia un modo per buttare la palla in tribuna. Con testi di legge preconfezionati e chiusi non si fanno accordi. Se vogliamo fare la legge elettorale dobbiamo essere disponibili a scriverla con gli altri”. Articolo 1 -Mdp accusa esplicitamente il Pd di “fare melina” da mesi e chiede di abolire i capilista bloccati. I grillini sono per il sistema elettorale prodotto dalla sentenza della Consulta sull’Italicum: “M5S è pronto su Legalicum, senza bisogno di tavoli e approvandolo in Parlamento. Chi ci sta?”, ha detto Luigi Di Maio. “L’Italicum corretto dalla Corte è l’unica legge votabile. È già stato preso in considerazione come testo base da FI, Mdp e centristi”, ha aggiunto Danilo Toninelli.

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