Legge elettorale, quali alternative. Un confronto tra modelli.

Sembrano davvero abbandonate le speranze in Italia di avere un sistema elettorale maggioritario che dia stabilità al Governo, evitando larghe intese e il ricatto dei piccoli partiti. Dopo la bocciatura da parte della Consulta e la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre, le formazioni politiche devono pensare velocemente a una soluzione per una nuova legge elettorale che cancelli l’Italicum e sostituisca il Porcellum con cui si sono svolte le ultime tre tornate per le politiche.

Durante l’assemblea del Partito Democratico di dicembre, Matteo Renzi aveva proposto di riprendere il Mattarellum, mozione votata a maggioranza dai partecipanti. Questa legge è già stata in vigore tra il 1993 e il 2005 e fu utilizzata per le elezioni politiche del 1994, 1996 e 2001. Il Mattarellum, così chiamato per il nome del suo relatore l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sembra al momento l’ipotesi più probabile ma i risultati delle primarie del 30 aprile, l’indecisione del M5S e le nuove alleanze sottaciute, potrebbero portare a un’accelerazione dai risultati imprevisti. Proprio Mattarella in questi giorni ha sollecitato i partiti a trovare una soluzione rapida e Montecitorio ha fissato i tempi dell’iter in commissione per il varo della riforma. Ma allo stato delle cose le posizioni espresse restano molto distanti.

Vediamo uno schema che spieghi come funzionano le possibili alternative in campo: Mattarellum, Italicum (modificato), Ellenicum, Proporzionale puro e la proposta di YouTrend.

MATTARELLUM
Prevede che il territorio nazionale sia diviso in 475 collegi per la Camera, e in 232 per il Senato: ognuna di queste porzioni di territorio elegge un deputato o un senatore, votato direttamente dagli elettori (per questo si parla di collegi uninominali). Il Mattarellum non prevede ballottaggi nei singoli collegi: ogni partito candida una persona e la persona che ottiene un voto più degli altri, vince il seggio. Ai candidati non è permesso candidarsi in più collegi.
Con il sistema dei collegi uninominali, nel Mattarellum, si eleggono circa il 75 per cento dei deputati e dei senatori. I rimanenti 155 deputati vengono eletti con un sistema proporzionale tra i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento del 4%. I candidati eletti con la quota proporzionale sono “bloccati”, cioè scelti dai partiti, e distribuiti in 26 circoscrizioni plurinominali (che cioè eleggono più di un parlamentare) sul territorio nazionale. È però prevista una sorta di compensazione per non sfavorire troppo i piccoli partiti, per i quali è più difficile fare eleggere un deputato in un collegio uninominale. Questo complicato sistema di compensazione è conosciuto come “scorporo”: dopo aver stabilito quali partiti hanno superato la soglia di sbarramento, a ogni lista elettorale vengono sottratti i voti serviti a eleggere i candidati con il sistema uninominale, cioè la differenza tra i voti ottenuti dal proprio candidato vincitore e il secondo più votato, in ognuna delle circoscrizioni uninominali all’interno di quella plurinominale. In questo modo i partiti più grandi vengono “avvicinati” al livello di quelli più piccoli, che possono accedere alla spartizione dei seggi rimanenti alla Camera.
Al Senato, l’assegnazione degli 83 seggi rimanenti è fatta su base regionale, come previsto dalla Costituzione. Anche in questo caso è previsto uno scorporo, che però a differenza della Camera è “totale”. Ogni regione corrisponde a una circoscrizione unica: dopo l’assegnazione uninominale dei seggi, a tutte le liste elettorali vengono tolti interamente i voti serviti a fare eleggere i propri candidati collegati (e non solo quelli di scarto). Ottenuti i voti di tutte le liste, vengono distribuiti i seggi, assegnati ai candidati che non sono stati eletti con il sistema uninominale. Per la Camera, nelle elezioni svolte con il Mattarellum, erano disponibili due schede (una per il collegio uninominale, una per votare un partito per i seggi proporzionali), mentre per il Senato ce n’era una sola.

ITALICUM
E’ un proporzionale che assegna al partito che supera il 40% un premio di maggioranza che lo porta al 54%. Se nessuno raggiunge il 40% si tiene un ballottaggio tra i due partiti più votati. I 630 seggi della Camera sono distribuii tra i partiti che superano la soglia del 3%, che presentano i candidati in 100 collegi plurinominali. Il suo difetto è che è stato pensato per la sola Camera (pensando che l’abolizione del Senato superasse il referendum). Andrebbe quindi adattato per l’attuale Senato in quanto il mantenimento del bicameralismo lo rende inapplicabile. Con l’Italicum modificato resta quindi un sistema elettorale proporzionale (ovvero il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti). Il calcolo sarà fatto utilizzando la regola “dei più alti resti” e sarà fatto su base nazionale. E’ probabile che venga abbandonato in queste settimane.

ELLENICUM
La proposta fu avanzata dai giovani Turchi (prima della spaccatura che vede una parte di essi sostenere Matteo Renzi alle primarie e l’altra Andrea Orlando) e di Ncd (prima di diventare Alternativa Popolare). Proporzionale a turno unico, con un premio di governabilità di 90 seggi alla lista più votata. Questa non necessariamente avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi (come nel Porcellum per la Camera), ma sarebbe più facile costruire intorno a essa una coalizione con i partiti più disponibili a trattare. Potrebbe accontentare anche Forza Italia a cui Salvini attualmente ha chiuso le porte.

PROPORZIONALE PURO
Lo chiede Fi, mentre Sinistra Italiana punta a un “impianto proporzionale”. Berlusconi pensa che possa favorire una Grande coalizione Pd-Fi dopo il voto, ma stando ai sondaggi attuali essi non avrebbero la maggioranza dei seggi, che invece potrebbe essere appannaggio di M5s, Lega e Fdi. Le ipotesi di una loro alleanza post-elettorale, sono state smentite da Grillo, ma potrebbero trovare spazio in una visione anti-europeista.

YOUTREND
Una proposta di legge che arriva dal sito Youtrend. E’ stata presentata alla Camera Il 19 aprile alla presenza dell’autore della legge Francesco Magni, del senatore del Movimento IDEA Gaetano Quagliariello e del professore Stefano Ceccanti (tra i promotori del SI al referendum). Metà dei 618 seggi (12 sono per costituzione assegnati agli italiani all’estero) sarebbero assegnati con collegi uninominali, gli altri 309 con un proporzionale con sbarramento al 3 per cento, facilmente raggiungibile da numerosi partiti. In questo modo si punta a premiare il radicamento nei singoli territori ma, al tempo stesso, il consenso diffuso a livello nazionale dei partiti. Si tratta in poche parole di ciò che già succede nel Mattarellum ma con una parte proporzionale decisamente più consistente.

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