La vera democrazia non può esistere senza la libertà di stampa

di Giuseppe Maraventano

La vera democrazia non può esistere senza la libertà di stampa“. Con queste parole il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha aperto la Giornata mondiale della libertà di stampa, celebrata il 3 maggio in tutto il mondo per volere dell’ONU.

Tutti i governi democratici dovrebbero assicurare ai cittadini la libertà di stampa e il diritto all’accesso e alla raccolta delle informazioni. Grazie a questo diritto, i cittadini possono studiare e valutare il lavoro degli organi di potere e dei politici, cercando di mantenere alta la fiducia nelle istituzioni democratiche. La libertà di stampa è, o almeno dovrebbe essere, sinonimo di libera informazione: liberi di scrivere senza incorrere nel rischio di etichettature o di attaccati personali. Ma se da un lato celebriamo e acclamiamo la libertà di espressione, dall’altro, sempre più spesso, i diritti e le libertà fondamentali sono minacciati: in più parti del mondo assistiamo a una limitazione dello spazio democratico.

A questo proposito, secondo un recente report dell’Unesco “i media e la libertà d’espressione sono sotto assedio”, contando, solo nell’ultimo decennio, circa 800 giornalisti vittime di legislazioni repressive. I dati riportati da altre organizzazioni, quali Reporter senza frontiere e Freedom House, sono similmente preoccupanti: nel 2016 il livello medio della libertà di espressione globale è calato drammaticamente. Soltanto il 13 per cento della popolazione mondiale pare beneficiare di una stampa libera nel proprio paese.

Post-verità, fake news, estremismo, populismo e violenza hanno indubbiamente inciso su questi risultati. Il Presidente Tajani, durante il suo intervento, ha precisato “Quando pensiamo alla libertà di stampa dobbiamo considerare anche internet. È una fonte di conoscenza nella stessa misura in cui è una fonte di pericolo. Quasi la metà degli europei si informa tramite i social media, cosa che ha reso molto più facile la diffusione di notizie false”, ed effettivamente, secondo i dati diffusi dal Parlamento europeo, nel 2016 circa il 46 per cento dei cittadini dell’Ue si è informato sui social senza controllare la veridicità delle fonti.

È importante, dunque, ostacolare la disinformazione, così come è necessario sfidare il condizionamento della libertà di espressione, di informazione e di opinione. La censura, nella migliore delle ipotesi, frena il flusso di notizie o tenta di orientarlo. La libertà di parola è uno degli elementi basilari su cui si fonda la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, e la sicurezza dei giornalisti è essenziale per garantire un dibattito libero e indipendente. Inoltre, la libera circolazione di pensieri e giudizi, benevoli e/o ostili, stimola il cambiamento e l’innovazione.

“Da ex giornalista, so che è essenziale lavorare in maniera indipendente. Senza questo tipo di libertà non può esserci controllo sulla politica, trasparenza, lotta alla corruzione, buon governo e libertà di scelta. Per questa ragione, l’Unione europea è il più forte difensore di questo fondamentale diritto in tutto il mondo. Il Parlamento europeo difenderà sempre queste ingiustizie, condannando ogni tentativo di censurare i giornalisti”, ha continuato Tajani.

E se la libertà di stampa è alla base del funzionamento del sistema democratico, la libertà di parola è garanzia di emancipazione e sviluppo di una società.

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