L’11 maggio 2016, esattamente un anno fa, la Camera dei Deputati approvava la legge 76/2016

di Giuseppe Maraventano

Applausi, commozione, ma anche dissenso e dissapori all’interno del palazzo hanno fatto seguito a queste parole, mentre all’esterno, la piazza, era in festa. A celebrare la vittoria c’era anche Monica Cirinnà, promotrice della legge 76/2016, detta per l’appunto “legge Cirinnà”.

La senatrice è riuscita, con non poche difficoltà, a far passare il testo al Senato, nonostante il dietrofront dei Cinque Stelle, i quali non votando l’emendamento Marcucci hanno interrotto il percorso costruito in Commissione Giustizia e costretto il Pd ad allearsi con l’Ncd di Alfano.

L’Italia ha rischiato di tornare nell’immobilismo che l’ha caratterizzata per troppi anni, ma con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti, anche alle coppietrevi omosessuali sono stati riconosciuti diritti simili a quelli delle coppie eterosessuali.  La Fontana di Trevi, che per l’occasione si è tinta di arcobaleno, diventa il punto di incontro per celebrare la vittoria.

Ma già dal giorno dopo, alcuni deputati di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, hanno avviato una raccolta firme per indire un referendum abrogativo sulla legge, iniziativa fortunatamente fallita. Così come inutile si è rivelato l’invito di Matteo Salvini, ai sindaci leghisti, di non celebrare le unioni civili tra coppie dello stesso sesso: Disobbedite, non celebratele”, tuonava il leader del Carroccio.

Negli ultimi anni l’opinione pubblica e l’attività politica hanno riservato molta attenzione a questo tema, raggiungendo una regolamentazione che ci avvicina a quanto già avviene negli altri Paesi. Grazie alla legge Cirinnà, le coppie omosessuali non acquisiscono soltanto i diritti giuridici, ma anche il rispetto e il riconoscimento di un sentimento umano. Con la legge 76/2016, lo Stato garantisce uguali diritti e doveri a tutti i cittadini, riconoscendo, inoltre, la famiglia come società naturale.
È stata una conquista, anche se non cercata e voluta da tutti, di un Governo progressista, composto da laici e cristiani, e guidato dal cattolico Matteo Renzi, forte del suo credo, ma consapevole del suo ruolo di rappresentanza dell’intera società.

Certo, la strada è ancora lunga e molto altro c’è da fare sul piano attuativo, così come sul riconoscimento dei bambini arcobaleno, ancora non del tutto uguali agli altri, ma un primo passo è stato fatto, e molti altri ne seguiranno.

Tutti hanno diritto all’eguaglianza e alla pari dignità sociale ed è per questo che ora il Paese deve proseguire il suo cammino di sviluppo culturale, sociale e dei diritti superando le ultime barriere, le resistenze e i pregiudizi che ancora rimangono, in particolare sulla genitorialità. Resta la soddisfazione, come Parlamento, di aver risposto a un’esigenza che veniva dal tessuto sociale, portando felicità, sicurezze e tutele a tante nuove coppie e famiglie”, con queste parole la senatrice Monica Cirinnà è intervenuta alla conferenza stampa “Unioni civili, un anno dopo”.

Il primo testo di legge mirato a riconoscere i diritti alle coppie omosessuali è del 1988, una battaglia cominciata tempo fa, ma che oggi vede 2802 coppie unirsi civilmente. E nonostante qualcuno possa considerarlo un flop, un anno fa la nostra Italia è diventata un po’ più grande e un po’ più civile.

Commenta

commenta

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi