Lotta alla radicalizzazione: via libera della Commissione Europea a progetto Mingiustizia

Elaborazione e applicazione di programmi di trattamento individualizzato per detenuti e soggetti in area penale esterna mirati a contrastare il rischio di radicalizzazione violenta. È questo l’obiettivo del progetto europeo TRAin Training (Transfer Radicalisation Approaches in Training), presentato dal Ministero della Giustizia e selezionato dalla Commissione Europea che ne coprirà quasi totalmente i costi con un finanziamento di circa 600mila euro.

Al progetto, elaborato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dal Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, con il coordinamento del Gabinetto, hanno aderito come partners l’Università Orientale di Napoli, il Centro di Ricerca Universitario sulla Criminalità Transnazionale (Transcrime), l’Università di Padova, l’ISISC – Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali, la Scuola Superiore della Magistratura, il Ministero dell’Interno e, a livello internazionale, l’Autorità bulgara competente per l’amministrazione penitenziaria e la Scuola Superiore della Magistratura belga. Prevista anche la collaborazione del Ministero della Giustizia tunisino e dell’EPTA (Network of European Penitentiary Training Academies), in qualità di partners non beneficiari di sovvenzioni.

Fra le finalità del progetto, che ha una durata di 24 mesi e coinvolgerà circa 2.800 operatori, il miglioramento della conoscenza della radicalizzazione violenta, dei segnali e dei mezzi di prevenzione e contrasto, sia in Italia che nei paesi partner; l’uso “a regime” di un nuovo protocollo di valutazione del rischio volto alla creazione di un metodo di lavoro comune a tutti i soggetti che, a diversi livelli, intervengono nell’intercettazione, presa in carico e gestione dei soggetti a rischio di radicalizzazione violenta o già radicalizzati, anche attraverso la costruzione di un sistema di scambio delle informazioni utili alla prevenzione e al contrasto del terrorismo e la ricognizione di metodi di lavoro già eventualmente avviati dai paesi partner di progetto; la formazione del personale front-line incentrata sull’apprendimento e l’uso di metodi di counselling e di contronarrativa.

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