INSIEME SENZA MURI

di Giuseppe Maraventano

Sulla scia della manifestazione del 18 gennaio a Barcellona, anche a Milano si è svolta una mobilitazione nazionale in favore dell’accoglienza e dell’ospitalità e contro il razzismo e la paura, promossa dal Comune di Milano.

Un corteo che ha segnato la fine di un’importante settimana per la città.

Giovedì 18 maggio, infatti, il ministro dell’Interno Marco Minniti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Luciana Lamorgese e 76 primi cittadini, impegnati a dare ospitalità ai migranti, hanno firmato un Protocollo mirato all’accoglienza diffusa sul territorio: sarà dato alloggio a 5065 profughi. Con questo accordo, i sindaci si impegnano a trovare e a mettere a disposizione le strutture sui loro territori, in collaborazione con i volontari e i professionisti del terzo settore, e in intesa con lo Stato.

Il Viminale ha stabilito 3 profughi per ogni mille abitanti.

Attualmente l’intera superficie milanese conta 4500 migranti, di cui soltanto Milano e Bresso ne ospitano circa 4100, rispettivamente 3600 nei centri SPRAR (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati) e CAS (Centro di accoglienza straordinaria) e 500 all’HUB di Bresso. Negli altri 132 comuni sono stati ospitati i restanti migranti.

Nel suo intervento il ministro dell’Interno ha dichiarato:Oggi consegniamo all’Italia il modello Milano che tiene assieme accoglienza e qualità, un progetto di accoglienza diffusa in cui ognuno si assume le sue responsabilità, una chiave dell’integrazione che permette di gestire piccoli numeri di migranti spalmati sul territorio, perché è evidente che i grandi centri d’accoglienza difficilmente possono coniugarsi con politiche forti di integrazione”. Ha poi aggiunto: “Questo è un investimento sul futuro del nostro Paese. La mia idea della sicurezza nel nostro Paese è l’idea di una grande alleanza fra Stato e poteri locali, i sindaci, alleanza strategica per una moderna idea di sicurezza che non può essere gestita da Roma: Roma può dare indicazioni, ma il territorio lo conoscono molto meglio i sindaci. In una democrazia conta moltissimo che si tenga conto del diritto di chi viene accolto e il diritto di chi accoglie, che non devono mai far sentire solo”.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha evidenziato come il suo Comune sarà il primo a sposare questo modello e ha ricordato, insieme al prefetto Lamorgese, quanto sia stato difficile convincere i sindaci dell’area milanese a firmare l’accordo, ancora disponibile per i Comuni che non hanno al momento aderito o che si sono rifiutati di farlo. Ma anche i sindaci firmatari hanno chiesto delle garanzie: maggior controllo da parte delle forze dell’ordine, sostegno in presenza di problemi, certezza che i numeri non aumenteranno e promessa di un’accoglienza breve.

Intanto, fuori dalla prefettura, una decina di sindaci della Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno manifestato, confermando il loro disaccordo al ministro e al prefetto: “Siamo qui per dire no a un piano imposto dal prefetto senza che i sindaci siano stati consultati, ma sono i sindaci a essere stati eletti e non il prefetto”, ha tuonato il capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Milano, Alessandro Morelli.

Ma nessun muro, nessuna barricata, nessun blocco stradale ha impedito alla manifestazione di compiersi, con un risultato davvero incredibile: circa 80 mila persone si sono unite al corteo al grido di “società plurale”.DARyxTPXUAESTuT.jpg-large (1) Emma Bonino, il sindaco Giuseppe Sala, il Presidente del Senato Pietro Grasso e oltre 200 ospiti di via Corelli e della caserma Montello hanno guidato la dimostrazione, seguiti da numerose comunità straniere.

Ospitalità e accoglienza contro illogiche barriere, integrazione contro filo spinato.

Io voglio essere il sindaco di una città che pensa a crescere e pensa ogni giorno a diventare migliore e più bella, ma questo successo non può che essere associato alla solidarietà. Con la solidarietà e l’accoglienza ci sarà giustizia. Diritti per chi arriva e diritti per chi è già qua da tempo: le due cose si possono fare insieme, da cittadini e da sindaco non vorrei stare in una città troppo cinica che pensa solo a se stessa”, ha dichiarato Sala.

Una celebrazione che regala speranza e fiducia, così come si legge nell’appello di promozione della mobilitazione:La speranza di chi crede nel valore del rispetto delle differenze culturali ed etniche. La speranza di chi ritiene che la società plurale sia un’occasione di crescita per tutti e che la logica dei muri che fomentano la paura debba essere sconfitta dalle scelte che pongono al centro la forza dell’integrazione e della convivenza”.

Perché in un’epoca segnata dalla globalizzazione e dallo sviluppo è inconcepibile sapere che a qualcuno sia negato il diritto di vivere dove e come vuole. Ma è ancora più drammatico sapere che qualcuno pensi di poter negare quel diritto.        

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