Servizio civile, l’obbligatorietà nei termini del diritto di libertà

Nella maggioranza degli Stati europei il servizio civile rappresenta il diritto all’obiezione di coscienza ed è inteso come servizio sostitutivo non armato in difesa della Patria. In Italia il servizio di leva obbligatorio non è stato abolito ma sospeso, nel caso in cui, secondo l’articolo 52 della Costituzione, sia necessario intervenire. Gli estremi sono rappresentati dall’Irlanda, che non ha mai previsto il servizio militare obbligatorio e dalla Turchia dove non è riconosciuto alcun diritto di obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio; la Spagna e la Grecia hanno invece optato per un servizio civile intermedio, nel primo caso si tratta di un servizio civile non riconosciuto che si svolge prevalentemente presso organizzazioni di volontariato e nel secondo caso di un servizio civile non armato, oltre a quello armato obbligatorio.

La Gran Bretagna ha sospeso gli obblighi di leva dal 1960 ma ha sviluppato progetti di volontariato per i giovani, come il “Millennium Volunteers”. In Germania fino al 2011 esisteva l’obbligo di leva e contestualmente si poteva svolgere il servizio civile come alternativa a quello militare, optando per un servizio volontario sociale o ecologico. In Francia è previsto invece un servizio civico aperto anche ai cittadini comunitari ed extracomunitari in attuazione dell’obbligo di concorrere tutti alla coesione sociale, ma a differenza del Servizio civile volontario italiano quello francese sancisce lo status del volontario che presta il servizio. L’obbligo di leva è ancora presente in Austria, Svizzera, Danimarca, Finlandia e Norvegia e quindi il Servizio civile alternativo è ancora obbligatorio. Inoltre sono molti i giovani tra i 18 e i 30 anni che prestano attività di volontariato non retribuito presso organizzazioni non profit, nell’ambito della cooperazione e della solidarietà internazionale, attraverso il Servizio Civile Internazionale, un’associazione presente in 60 paesi del mondo.

I temi promossi riguardano iniziative per la pace e il disarmo, come accade anche per il Servizio Volontario Europeo che promuove la tolleranza, la cittadinanza attiva e la comprensione reciproca tra i giovani. Promuovere l’impegno civico nelle attività di solidarietà sviluppa capacità sociali; la sicurezza militare è intesa invece come “difesa del territorio” svolta da missioni internazionali da parte di militari professionalmente preparati.

L’eventuale sanzione nei confronti di chi non volesse partecipare al Servizio civile obbligatorio potrebbe dunque venire paragonata all’incentivo “morale” alla solidarietà civica utilizzato per il dovere di voto, che è stato infatti considerato fino al 1993 un dovere civico con conseguenze sanzionatorie; le sanzioni  comprendevano la “giustificazione” al Sindaco, un elenco degli astenuti che restava esposto per un mese nell’albo comunale e la frase «non ha votato» iscritta per cinque anni nei certificati di buona condotta degli elettori astenuti senza giustificato motivo. Questo sistema è stato un deterrente contro il non voto e un incentivo alla partecipazione. Oggi l’astensione dal voto non è più considerata semplice assenteismo ma scelta politica; eppure il dovere civico rimane perché astenersi è certo una facoltà, ma intesa nel senso di votare scheda bianca. Non votare non è un diritto costituzionale ma rappresenta piuttosto una scelta legittima; si può obiettare che il Servizio civile volontario potrebbe comportare un diritto all’obiezione rispetto al Servizio civile stesso. La solidarietà sociale deve essere infatti naturalmente intesa come una prestazione di carattere volontario; tuttavia si potrebbe valorizzare la giovane età dei ragazzi e intendere il servizio prestato come contributo alla comunità di appartenenza nei termini della partecipazione obbligatoria e di contrasto all’individualismo. Un criticità di ordine pratico riguarda piuttosto la questione dei fondi insufficienti da destinare eventualmente al Servizio civile obbligatorio per tutti i giovani presenti sul territorio nazionale.

Tuttavia, questi aspetti evidenziano la necessità per l’Italia di darsi risposte più concrete. E’ un fatto che i giovani europei siano poco incoraggiati all’educazione civica, al confronto con gli altri, ad informarsi e a partecipare ad attività di solidarietà sociale. I deficit scolastici e familiari verrebbero dunque colmati attraverso il coinvolgimento da parte delle istituzioni. Alla luce della situazione attuale svolgere un Servizio civile nazionale, in Italia o all’estero, non può che rappresentare un fattore di crescita positivo. Infatti, il volontariato non è solo apprezzabile ma è necessario, soprattutto perché il welfare appare sempre più in difficoltà. Chi fa lavori socialmente utili spesso non ha scelta e se è vero che non si può costringere nessuno ad essere altruista non è possibile nemmeno nascondersi dietro la libera scelta. Si potrebbe considerare dunque il Servizio civile obbligatorio come un super-Erasmus, come una sorta di spirito di servizio.

L’esperienza positiva dell’obbligo di leva ha segnato per alcune generazioni il primo contatto con italiani di altre regioni ed ha avuto il pregio di un effetto “sprovincializzante”; allo stesso modo il Servizio civile obbligatorio rappresenterebbe un momento unificante, non più da svolgersi solo come antitesi alle attività delle forze armate, ma, tramite la possibilità ai giovani di scegliere dove esercitare il servizio, richiamarli alla responsabilità morale del dovere civico.

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