Tirando le somme del G7 di Taormina

di Giuseppe Maraventano

In un clima reso tempestoso dall’attentato di Manchester e dall’inarrestabile fenomeno migratorio, si è tenuto il G7 a Taormina. Migranti, situazione climatica, lotta al terrorismo, libero commercio sono questi i principali temi trattati al summit in Sicilia. Un G7 che dal punto di vista politico è stato definito, dal presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, il “più difficile”, non soltanto per il contesto politico-economico in cui versa oggi l’Europa, ma anche per l’elevato numero di incognite, fra tutte Donald Trump.

Un appuntamento atteso e desiderato, ha dichiarato il premier Paolo Gentiloni, che durante il suo intervento ha riconosciuto l’impegno di Matteo Renzi e ha elogiato la Sicilia come isola ospitante.

I temi:

  • Migranti: il presidente si è detto orgoglioso di “una larga intesa sui temi politici di attualità, sulle grandi questioni geopolitiche e sulle crisi specifiche: Libia, Siria e Nord Corea”, e dell’accordo concernente il tema dei migranti, che vede l’Italia particolarmente interessata. Nella nota finale ci si impegna a rispettare “i diritti umani di tutti i migranti e rifugiati” ma una precisazione fortemente voluta dagli Stati Uniti ha riguardato la difesa dei “diritti sovrani degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i propri confini e stabilire politiche nell’interesse nazionale e per la sicurezza”.

Un buon compromesso” ha dichiarato Gentiloni, dicendosi piacevolmente sorpreso di questo accordo rispettoso dei principi e della necessità di “combinare politiche di sicurezza e di accoglienza umanitaria”.

La questione migratoria dobbiamo risolverla con le nostre forze e con l’aiuto dell’Ue”, ha asserito il premier, impegnandosi a riportare il focus sull’Africa.

  • Situazione climatica: la questione rimasta irrisolta è proprio quella legata alla condizione climatica. Gli Stati Uniti, infatti, non hanno ancora deciso se rispetteranno gli accordi di Parigi. “Per quanto riguarda la lotta al cambiamento climatico si registra una differenza non secondaria e su un tema importante”, ha precisato il presidente del Consiglio. “La speranza è che l’America decida presto e bene, anche perché da Taormina ha avuto un set di argomenti formidabili per decidere nella direzione giusta”, ha continuato il premier.
  • Lotta al terrorismo: Un successo è stato registrato, invece, sul fronte della lotta al terrorismo. I sette leader hanno firmato, lo scorso venerdì, una dichiarazione congiunta. “È il risultato più importante”, ha detto Gentiloni.
  • Libero commercio: Confronto “molto duro”, secondo la cancelliera Merkel, è stato quello sul libero commercio. Anche in questo caso, gli americani sono riusciti a imporre la loro visione.
    I sette si sono dichiarati pronti a “combattere il protezionismo” così come “ogni pratica di commercio scorretto”. “Si è trovato un punto di equilibrio, che non era scontato. La discussione proseguirà”, ha commentato Gentiloni.

Ma questi accordi saranno rispettati? È proprio questo il tema centrale del G7, un summit che dovrebbe voler evidenziare l’unità d’intenti, una coesione tra paesi.

E se Gentiloni ha parlato di successo, la cancelliera Angela Merkel ha invece sostenuto una posizione del tutto contraria “I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani. Chiaro riferimento alla delusione Trump.

Il G7 avrebbe dovuto presentare al mondo un Occidente unito, in marcia verso lo stesso obiettivo. Una sfida non di poco conto, certo. Basti pensare che a Taormina abbiamo visto la Francia, paese appena uscito dalle elezioni, la Gran Bretagna, reduce dagli ultimi fatti politici, l’Italia, paese che presto andrà alle urne, e l’incognita Stati Uniti. Paesi che sembrano dover pensare più a risolvere i rispettivi problemi interni che quelli del mondo.

Di certo questo genere di incontri rappresentano un vanto per il paese ospitante, come nel caso dell’Italia e nello specifico della Sicilia, e una speranza per il futuro, ma qualora gli accordi non dovessero essere rispettati o ci si dovesse rendere conto che l’obiettivo non è più comune, forse la prossima volta potrebbe bastare una videoconferenza.

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