Legge elettorale: Per l’ex ministro Parisi è un salto indietro di 30 anni che favorisce pure Berlusconi

Per Arturo Parisi, fondatore dell’Ulivo, il ritorno al proporzionale è un salto indietro di trent’anni:

Fra un paio d’anni – afferma in una intervista ad Italia Oggisaranno passati esattamente trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, cioè a dire da quando col venir meno dei vincoli internazionali che avevano impedito il compimento della nostra democrazia, anche in Italia sembrò possibile una scelta tra progetti di governo alternativi a partire da una nitida competizione politica. E, dopo trent’anni, siparis arturoamo di nuovo al punto di partenza, se non proprio più indietro. Trent’anni persi.  Non viene da piangere? Siamo partiti con l’idea di governi legittimati dai cittadini e chiamati a governare fino ad un nuovo giudizio, e stiamo ritornando a governi figli delle trame tessute e ritessute ogni giorno dai capipartito all’indomani del voto e a dispetto del voto. Siamo partiti con l’idea di parlamenti scelti dagli elettori capaci di controllare il governo grazie alla forza del mandato popolare, e stiamo finendo in parlamenti nominati dai capi-partito, sulla carta per più del 60% ma nei fatti in una percentuale di gran lunga maggiore, composti da parlamentari privi comunque di un mandato personale distinto“.

E parla di “una vera e propria conversione ad U“, per di più ad altissima velocità”.

In pochi giorni dal Mattarellum siamo passati al Rosatellum, per finire in questa forma di proporzionale che chiamiamo tedesco. Il tutto sulla scena di un disastro, figlio di una pazzia collettiva, guidata dalla dimenticanza dell’interesse del Paese, ma anche del proprio. L’unico che vedo saldo al suo posto è, come sempre, solo Silvio Berlusconi, al quale viene assicurato il riconoscimento della porzione di voti che son sicuro saprà presto riacquistare, e, quel che più conta, il diritto di nominare quelli che ritiene i parlamentari di sua proprietà per condizionare, nell’interesse delle sue priorità, ogni governo che abbia bisogno dei suoi voti“.

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